Andrea Giuricin
Rassegna stampa
11 giugno 2020
Sugli aerei, l’interventismo ha senso se non distrugge la concorrenza
I salvataggi sono inevitabili in tempo di Covid ma diventano dannosi se si salva in modo selettivo. Il caso virtuoso di Lufthansa
Il trasporto aereo sta registrando un sempre maggiore interventismo da parte dei diversi governi europei. Da ultimo è arrivata la decisione del governo austriaco che ha scelto di aiutare la compagnia detenuta dal gruppo Lufthansa, Austrian Airlines, seguendo l’esempio di altri stati europei. Possiamo ben dire che un’ondata di interventismo statale è arrivata nel trasporto aereo, dopo oltre 20 anni di crescita ininterrotta del mercato e della concorrenza. Indubbiamente tutto questo tende a rispondere alla più grande crisi che il settore abbia mai dovuto affrontare, dato che l’impatto del Covid-19 non è paragonabile a nessun altro evento nella storia dell’aviazione. Tuttavia è bene ricordare che la stessa Commissione Europea è intervenuta dicendo che il Covid-19 non può diventare la scusa per salvare compagnie che erano già decotte prima della crisi.

Questo è il caso di Alitalia che nel 2019 perdeva oltre mezzo miliardo di euro. Sebbene Austrian Airlines fosse una delle compagnie con il margine più basso all’interno del gruppo Lufthansa, si può ben dire che a fine del 2019 tutti i grandi vettori avevano margini positivi a eccezione di Alitalia. Il settore era dunque profittevole e vedeva una continua crescita del traffico aereo. Tuttavia certi vettori avevano poca liquidità in cassa ed è per questo motivo che nel momento in cui si sono chiusi quasi completamente i cieli i governi hanno iniziato ad aiutare il settore aereo che si è ritrovato senza liquidità. Da notare che in cambio di questo interventismo con i soldi del contribuente, i governi e in alcuni casi anche la Commissione europea hanno chiesto riduzione di salari e contropartite.

Nel caso di Austrian Airlines il taglio dei salari è stato nell’ordine dei 300 milioni di euro, mentre i piloti Lufthansa avevano loro stessi proposto una riduzione dello stipendio del 45 per cento per due anni. Da noi si evidenzia che alcune parti sociali non solo non sono soddisfatte per i 3,35 miliardi di euro ricevuti, ma in compenso chiedono anche la salvaguardia di tutti i posti di lavoro pur con un’Alitalia più piccola. Bisogna anche dire che i salari di Alitalia erano più bassi rispetto a quelli di Lufthansa, perché i problemi di Alitalia, negli ultimi anni, si sono concentrati soprattutto dal lato produttività e dei ricavi. In nessun caso tuttavia l’intervento del governo ha portato lo stato a una nazionalizzazione completa del vettore, come nel caso di Alitalia.

In casi come questi, l’interventismo statale porta a un paradosso: alla fine di questa crisi, probabilmente, rimarranno in piedi le compagnie non migliori e più efficienti, ma quelle che sono state in grado di ricevere il maggior numero di aiuti statali. Sarebbe stato meglio cercare di pensare a un intervento coordinato da parte della Commissione europea con prestiti garantiti per cercare di dare quella liquidità necessaria a tutte le compagnie aeree europee. E invece, ogni singolo stato è andato in una direzione differente, creando i presupposti per un mercato meno concorrenziale e con prezzi dei biglietti più elevati nel futuro. E’ successo in Italia, ma anche in Austria. La proposta di mettere un prezzo minimo ai biglietti da parte del cancelliere austriaco Sebastian Kurz è alquanto sorprendente, perché significa non conoscere il mercato aereo e il revenue management (il prezzo viene ottimizzato in funzione di diverse variabili e quindi può andare in certi casi anche sotto determinate soglie, ma non è il prezzo medio).

In Italia, il governo è deciso a intervenire per rendere il mercato il meno competitivo possibile, con norme anticoncorrenziali che rischiano di fare scappare molte compagnie dal mercato stesso. Solo che ci si è dimenticati che di circa 128 milioni di passeggeri internazionali del 2019, in Italia, lo scorso anno Alitalia ne ha trasportati solo 10 milioni e che quindi oltre il 92 per cento di questi viaggiatori utilizza le altre compagnie per volare. Eliminare la concorrenza significa avere prezzi dei biglietti più elevati e significa andare contro gli interessi del paese e del turismo.

da Il Foglio, 11 giugno 2020