Gianluca Zapponini
Rassegna stampa
15 ottobre 2021
Senza co-pilota l’effetto Ita svanirà presto. Parola di Giuricin (Ibl)
L’assenza del mercato intercontinentale e la concorrenza delle low cost imporrà un partner straniero
Non basta un nuovo logo, velivoli azzurri cristallini e un tricolore sulla coda. Se Ita non vuole essere più la vecchia Alitalia, pozzo senza fondo costata ai contribuenti italiani 13 miliardi di euro in 45 anni (6 dei quali bruciati negli ultimi 7 anni), dovrà fare qualcosa in più di un semplice restyling. Sì, gli elementi di discontinuità tra la nuova compagnia, operativa da poche ore dopo l’acquisto del marchio Alitalia per 90 milioni (dai quasi 300 iniziali) e un passato fatto di sprechi, costo del lavoro fuori mercato e bilanci in profondo rosso, non mancano: metà della flotta (52 aerei anziché 113) e un quarto del personale (2.800 dipendenti anziché 10.500). Ma il rischio che Ita (che vorrebbe entrare nell’alleanza SkyTeam) possa essere una riedizione di Alitalia c’è.

Per fortuna il governo, ministro Giancarlo Giorgetti in primis, sembra avere le idee chiare: il prima possibile Ita dovrà fare a meno della presenza dello Stato, oggi azionista al 100%, e volare da sola senza bruciare 600 milioni all’anno come Alitalia prima della pandemia. Meglio con un partner di volo affidabile e navigato, magari Lufthansa. D’altronde Ita subirà la forte concorrenza delle low cost e dell’Alta velocità sulla rotta-madre domestica, la Roma-Milano. E poi dovrà fare a meno della Sardegna, almeno per i prossimi sette mesi, visto che la gara se l’è aggiudicata la spagnola Volotea. Ita, insomma, non ha molte possibilità di fare profitti e stare in piedi da sola. Di questo è convinto anche l’economista dei trasporti dell’Istituto Bruno Leoni, Andrea Giuricin.

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