Alessandra Ricciardi
Rassegna stampa
30 aprile 2021
Nuovo fisco, non un rattoppo
Per Nicola Rossi, occorre una riforma che restituisca coerenza, trasparenza ed efficienza al sistema fiscale
Il sistema fiscale italiano non ha bisogno dell'ennesimo rattoppo ma di una riscrittura che ne coinvolga molti e diversi aspetti, per restituirgli coerenza, trasparenza ed efficienza». Così Nicola Rossi, economista dell'Università Tor Vergata, già presidente e ora membro del cda dell'Istituto Bruno Leoni, in merito all'annunciata riforma fiscale contenuta nel Pnrr, il Piano con cui il governo di Mario Draghi punta ad agguantare e spendere i 248 miliardi del Recovery plan. Tutto a posto ora con la Ue, gli esami sono finiti? «Il Next Generation Eu è un esame che durerà decenni. Durerà certamente fino al momento in cui avremo ultimato il programma di spesa contenuto nel Pnrr e la commissione d'esame sarà presieduta dalla Commissione Europea. Durerà poi nei decenni successivi», dice Rossi, «e fino a quando non avremo riportato sotto controllo il debito pubblico e lì l'esaminatore sarà, quotidianamente, il mercato».

Domanda. Il Parlamento ha dato il via libera al Pnrr presentato dal governo Draghi. Professore quali sono le differenze rispetto al precedente del governo Conte2?
Risposta. Il grado di dettaglio - anche dal punto di vista delle tempistiche - della versione del Pnrr appena approvata dal Parlamento è visibilmente maggiore e non si tratta di una questione di poco conto. Ma la differenza più evidente - a mio modo di vedere - è lo spazio che questa versione del Pnrr attribuisce alle riforme orizzontali, abilitanti e di accompagnamento.

D. Che vuol dire?

R. Se la precedente versione del Pnrr menzionava le riforme solo e soltanto perché in qualche maniera era necessario rispondere alle sollecitazioni europee, in questa versione le riforme sono - come è naturale che sia - centrali e le risorse europee sono anche una modalità per facilitarne l'introduzione. Infine, in un programma di questa ampiezza anche temporale, conta anche l'idea che si ha del punto di partenza. E qui la differenza non potrebbe essere più evidente. Le prime pagine del Pnrr redatto dal precedente Governo accennavano solo brevemente alle debolezze dell'economia italiana così come si sono manifestate nel corso degli ultimi decenni. In netto contrasto con quella impostazione, il Pnrr appena approvato dal Parlamento riassume nelle prime pagine - ed in termini anche impietosi - le condizioni tutt'altro che rosee con cui l'Italia ha affrontato la pandemia e che naturalmente persisteranno, aggravate, anche dopo la pandemia. Anche questa è una differenza non piccola: la politica che nega l'evidenza finisce per ritorcersi contro chi la pratica.

D. Gli obbiettivi di crescita le sembrano credibili?
R. Penso che l'indicazione circa l'effetto di impatto del programma di spesa pubblica - un tasso di crescita del 3,6% nel 2026 - sia francamente poco interessante. Mi sembra francamente l'obbiettivo minimo che un programma di spesa di queste dimensioni possa proporsi di conseguire nel breve periodo, fermo restando che la nostra performance economica è solo in piccola parte la conseguenza delle nostre scelte. Quel che veramente rileva è la previsione esplicita nel Pnrr di un incremento del tasso di crescita del prodotto potenziale pari a 0,8 punti percentuali di cui 0,5 punti per effetto dei programmi di spesa e 0,3 punti per effetto delle riforme.

D. E questo che cosa implica?
R. Vorrebbe dire portare il nostro tasso di crescita potenziale all'1,4%, il che ci porterebbe a colmare o quasi il divario che da trent'anni ci separa dagli altri paesi europei. È in questa grandezza che ha origine l'impoverimento relativo del paese. E sono gli andamenti del prodotto potenziale che alimentano i dubbi sulla sostenibilità del nostro debito. È sull'andamento del tasso di crescita potenziale che si misurerà il successo o l'insuccesso dell'intera operazione.

D. Chiarimenti sul fisco, ha chiesto la Commissione Ue: in particolare spostare la riforma fiscale , riducendo le agevolazioni fiscali e riformando i valori catastali.
R. Mi sembra che la riduzione del numero abnorme di spese fiscali, agevolazioni e trattamenti di favore spesso di natura schiettamente clientelare, dovrebbe essere una priorità per qualunque Governo. Così come mi sembra che la riforma del catasto non possa essere rinviata all'infinito. Ma, naturalmente, ogni revisione degli estimi non potrebbe che essere accompagnata da una revisione delle aliquote in grado di lasciare inalterato il carico fiscale su quelle specifiche basi imponibili. In generale, ritengo che l'obbiettivo di una riduzione della pressione fiscale rimanga altamente desiderabile. E se devo immaginare una compensazione fra voci diverse di entrata riterrei largamente preferibile lo spostamento del carico fiscale dalle imposte dirette - in particolare l'Irpef - alle imposte indirette, attraverso una ridefinizione delle aliquote Iva.

D. Che riforma fiscale si intravede da quanto detto da Draghi?
R. Francamente, ritengo che non se ne intraveda nessuna in articolare. E ciò per i motivi che lo stesso Presidente del Consiglio ha esposto in Parlamento. Le Commissioni Finanze di Camera e Senato hanno condotto una significativa attività istruttoria e sono, forse, a questo punto in grado di avanzare ipotesi condivise di riforma del sistema fiscale che il Governo non potrebbe non tenere in considerazione.

D. Una riforma condivisa del fisco tra partiti come la Lega e il Pd?

R. Non sarà facile, perché i punti di partenza delle diverse forze politiche sono piuttosto lontani ma non si può escludere che si raggiunga una sintesi e che quindi l'ipotesi di una legge delega entro la fine di luglio sia praticabile. Segnalo però che nel Pnrr, nel momento stesso in cui si auspica un «intervento complessivo» sul sistema fiscale, si limita poi l'intervento stesso alla sola revisione dell'Irpef, o peggio a specifiche parti di quella imposta. Sarebbe, a mio modo di vedere, un grave errore. Il sistema fiscale italiano non ha bisogno dell'ennesimo rattoppo ma di una riscrittura che ne coinvolga molti e diversi aspetti, per restituirgli coerenza, trasparenza ed efficienza. Anche a questi aspetti è legato il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di crescita già citati.

D. Che spazio hanno gli interventi assistenziali nel nuovo Piano?
R. Non considero tali l'assegno unico o la riforma degli ammortizzatori sociali. E considero positivamente quanto il Pnrr dice sul versante previdenziale ed in particolare l'indicazione circa la volontà di «attuare pienamente le passate riforme pensionistiche al fine di ridurre il peso delle pensioni di vecchiaia nella spesa pubblica e creare margini per altra spesa sociale e spesa pubblica» e di confermare la conclusione di Quota 100 e la sua sostituzione con interventi mirati alle categorie con mansioni logoranti. Con Quota 100 abbiamo rivissuto l'esperienza delle pensioni d'annata. Sarebbe il caso di non insistere. Considererei invece piuttosto preoccupante l'idea che la riforma della Pubblica Amministrazione avvenisse aggiungendo nuovo personale al personale esistente.

D. Le amministrazioni pubbliche sono sotto organico.
R. Sono certo che le competenze e le caratteristiche del personale della p.a. non siano oggi quelle desiderabili. Ma in questi casi si deve avere il coraggio di sostituire e non di aggiungere se non si vuole che i limiti della attuale p.a. prevalgano in breve tempo sulle potenzialità dei nuovi assunti.

D. Cosa manca invece secondo lei?
R. Manca, non nel Pnrr ma nel dibattito pubblico, l'attenzione a dettagli che nel tempo possono fare una rilevante differenza. Il Pnrr prevede, ad esempio, che le pubbliche amministrazioni si dotino di un sistema unico di contabilità economico-patrimoniale basato sul criterio della competenza economica.

D. Perché dovrebbe essere importante questo aspetto nel dibattito politico?
R. Capisco che la cosa possa non sollevare l'entusiasmo popolare, ma la realizzazione di questo obbiettivo renderebbe possibile la valutazione di tutte le attività attuali o potenziali della Pubblica Amministrazione, ivi incluse ad esempio le obbligazioni pensionistiche.

D. La cabina di regia sarà a Palazzo Chigi: non era questa la governance che aveva in testa lo stesso Conte e su cui si era aperta la crisi con Italia Viva?
R. Mi sembra che l'attenzione delle forze politiche sia puntata sulla composizione del Comitato per la supervisione politica del Piano istituito presso la Presidenza del Consiglio e sulla natura del ruolo svolto dal Parlamento nell'intero processo. È comprensibile. Per il resto non credo proprio il Governo precedente sia caduto sul tema della governance. I suoi limiti venivano da lontano.

D. Ora possiamo dire di essere a posto con la Ue per l'arrivo dei fondi o gli esami continuano?
R. Il Next Generation Euè un esame che durerà decenni. Durerà certamente fino al momento in cui avremo ultimato il programma di spesa contenuto nel Pnrr e la commissione d'esame sarà presieduta dalla Commissione Europea. Durerà poi nei decenni successivi e fino a quando non avremo riportato sotto controllo il debito pubblico e lì l'esaminatore sarà, quotidianamente, il mercato. Si dimentica troppo spesso che pressoché l'intero importo del programma di spesa dovrà essere restituito (sotto forma di rimborso dei prestiti o di cessione di basi imponibili o di maggiori contribuzioni all'Unione): il Pnrr non è un banchetto ma una scommessa sulla capacità del paese di assumere e mantenere gli impegni. Verso se stesso e verso gli altri.

da Italia Oggi, 30 aprile 2021