Carlo Lottieri
Rassegna stampa
1 luglio 2021
Normalità con il virus, la lezione di Singapore
La speranza è che Singapore indichi una strada di civiltà per uscire da una situazione che non può durare in eterno
La crisi pandemica è giunta a noi dall'Asia e ora, proprio da quel continente, ci arrivano notizie che vanno attentamente valutate. Nella città Stato di Singapore, in effetti, già ci si muove a grandi passi verso il "dopo". Quanti governano tale Paese di 5 milioni di abitanti hanno dichiarato che ormai con il virus si deve convivere, tanto più che la letalità è calata: "Il virus continuerà a mutare, sopravvivendo così nella nostra comunità". E hanno concluso: "Non possiamo eliminarlo, ma possiamo trasformare l'epidemia in qualcosa di meno minaccioso, come l'influenza e la varicella, e andare avanti con le nostre vite".

In sostanza, a Singapore si pensa a come accettare una presenza preoccupante, ma ormai non più terrorizzante. E così la metropoli asiatica sta velocemente dirigendosi verso il ripristino di una vita decente, che accetti di convivere con questa malattia così come conviviamo con altre. Ad esempio, il governo ha deciso che non si comunicheranno più giornalmente e in maniera ossessiva i numeri riguardanti i nuovi infetti, i ricoverati e i morti: come non lo si fa con HIV, con gli infartuati o i malati di tumore. Potremmo essere a una svolta fondamentale.

Tutto purtroppo iniziò in Cina e quindi secondo logiche in qualche modo "maoiste": indifferenti a ogni diritto fondamentale. Poi è toccato all'Italia, quale primo paese occidentale, predisporre le misure per affrontare l'epidemia, e il governo Conte nella sostanza ha in larga misura ripreso quanto era già stato fatto a Wuhan. In questo modo Roma ha sciaguratamente fissato una sorta di "nuova normalità", che ha fatto scuola e a cui gli altri Paesi si sono adeguati. Contro numerose misure difficilmente giustificabili anche sul piano sanitario dalle mascherine all'aperto (mai imposte in Germania, per esempio) ai coprifuoco notturni, soltanto per citare quelle più palesemente irragionevoli, qualche voce critica si è levata, ma in linea di massima è prevalsa una conformistica accettazione di tutto.

Quanti hanno osato avanzare contestazioni da Giorgio Agamben a Sabino Cassese, a Massimo Cacciari hanno subito una sorta di ostracismo. È stata anche usata l'accusa di "negazionismo" (prima impiegata per condannare quanti negano l'esistenza dei campi di sterminio) per chiudere la bocca di fronte alle possibili obiezioni. Il risultato è che abbiamo avuto pochi veri dibattiti, decisioni contraddittorie e ondivaghe (sull'utilità delle mascherine, ad esempio, ma anche sul ricorso a questo o quel vaccino), quasi nessuna informazione sulle scelte di vita da adottare per resistere meglio al virus: niente fumo, esposizione al sole, lotta all'obesità, ecc. Si è in qualche modo creata anche da noi una specie di "gregge" in stile cinese, senza nemmeno ottenere quella "immunità" che probabilmente non avremo mai.

Attorno alla pandemia, così, sono fioriti numerosi interessi e, a questo punto, vi è pure il rischio che si continui a rimanere in un'emergenza senza fine, motivata più sul piano politico che su quello sanitario. La speranza, allora, è che Singapore indichi davvero una strada di civiltà per uscire da tale situazione, che davvero non può durare in eterno.

da La Provincia, 1 luglio 2021