Carlo Lottieri
Rassegna stampa
11 giugno 2021
Il mercato del lavoro funziona solo se è libero
È urgente che i lavoratori lascino i settori in difficoltà e si dirigano verso quelli più dinamici
Tra 20 giorni, con la fine del mese di giugno, scadrà il blocco dei licenziamenti e quindi le imprese potranno ridurre il numero degli dipendenti, dinanzi a situazioni di bilancio insostenibili. Non è detto, però, che le cose procedano proprio in tal modo, dato che a sinistra molti stanno immaginando un ulteriore rinvio oppure, questa è l'altra ipotesi sul tappeto, uno sblocco limitato a casi particolari.

Dietro a questa volontà di non fare ritorno a una situazione di normalità vi sono, ovviamente, ben precisi interessi di bottega, tanto più che in Italia si vota di continuo e le forze politiche che da sempre promettono una piena occupazione "per decreto legge" non sono per nulla disposte ad accettare il ripristino delle logiche di mercato.

È chiaro che nessuno tifa per la disoccupazione, ma è pure evidente che in politica è ben più facile illudere il pubblico con una banale demagogia piuttosto che guardare la realtà per quella che è. In verità, le scelte governative assai drastiche adottate durante gli ultimi due anni hanno modificato in maniera rilevante la società e lo stesso sistema economico. Non è pensabile che la fotografia del nostro mondo produttivo del 2019 possa essere riproposta senza mutamenti nel 2021.

Quanti hanno deciso un lockdown molto duro hanno sempre sostenuto che la salute era da anteporsi a tutto (e soprattutto alle questioni economiche), ma proprio per questo ora bisogna fatalmente predisporsi a pagare il conto. È quindi urgente che i lavoratori lascino i settori in difficoltà e si dirigano verso quelli più dinamici, che esistono e faticano a trovare addetti. In tale generale ribaltamento, d'altra parte, ci sono imprese che crescono e cercano dipendenti. Per giunta, non è nemmeno ragionevole aiutare all'infinito chi non ha un posto se questo appesantisce sempre più il sistema produttivo e ostacola le attività più dinamiche, in grado di creare vere opportunità occupazionali. Tenere tutto fermo non serve a nulla, se non a perdere soldi e sprecare occasioni.

Sotto taluni punti di vista vi è un'analogia tra la situazione attuale e quella della fine della Seconda guerra mondiale. In un Paese come la Germania distrutta sul piano morale, ma anche quasi annientata su quello economico, nel 1948 ci si chiese se fosse una buona cosa mantenere il controllo dei prezzi deciso dalle autorità naziste (per "tutelare" il consumatore), oppure se non fosse necessario liberalizzare. Anche contro la volontà delle autorità militari statunitensi, Ludwig Erhard prese la strada di un ritorno al mercato, che rese visibile a chiunque la situazione effettiva e permise ai tedeschi, in seguito, di costruire un formidabile miracolo economico.

Anche ora, pensando ai vari blocchi adottati durante la pandemia (dai licenziamenti agli sfratti, ai fallimenti), dobbiamo saper tornare con i piedi per terra. Soltanto in quel modo sarà possibile avviare la ricostruzione: perché certo non serve a nulla seguitare a buttare la polvere sotto il tappeto.

da Il Giornale, 11 giugno 2021