Luigi Grassia
Rassegna stampa
16 ottobre 2021
"ITA da sola non potrà resistere, difficile l'asse con Lufthansa"
Intervista ad Andrea Giuricin (fellow dell’Istituto Bruno Leoni) sul futuro di ITA Airways
«Ita così com’è non può stare sul mercato da sola. Per sopravvivere deve puntare a un'alleanza». Andrea Giuricin, economista dell'università Milano Bicocca e dell'Istituto Bruno Leoni, concorda con quanto detto al riguardo dal presidente Altavilla, che vuole un accordo entro giugno; però Giuricin vede due difficoltà.

Quali sono i problemi?
«Il primo è che tutte le compagnie aeree hanno ricevuto finanziamenti pubblici per superare la crisi del Covid, e l'Ue proibisce che li usino per fare acquisizioni. Dovranno prima restituire i prestiti».

I tempi sono compatibili con le speranze di Ita?
«Lufthansa ha già cominciato a restituirli e per giugno potrebbe farcela».

Ma i tedeschi sono interessati? E si tratterebbe di un'alleanza o di un'acquisizione per alimentare i loro hub?
«Lufthansa può essere interessata, e ha dimostrato di saper gestire con le compagnie controllate un sistema multi-hub, composto dagli aeroporti di Vienna per Austrian Airlines, Zurigo per Swiss e Bruxelles per Brussels Airlines. Ma questa strategia richiede (lo ha dichiarato Lufthansa agli azionisti due anni fa) che le rispettive compagnie controllino almeno i due terzi del traffico dei rispettivi hub. Invece Alitalia a Fiumicino era solo al 40% già prima del Covid, e adesso Ita è ulteriormente scesa. Per avere un ruolo nel gruppo Lufthansa, Ita Airways deve conquistare nuovo traffico Fiumicino, soprattutto verso le Americhe e l'Africa».

Altavilla ha ribadito che una compagnia di bandiera è indispensabile per portare i turisti stranieri in Italia. Ma Alitalia non era scesa al 12,5% del mercato?
«Peggio ancora: sulle rotte intercontinentali nel 2019 ha avuto solo il 7,8% e nel 2020 il 7,7%. Non è più strategica per portare gli stranieri in Italia dagli altri continenti. E se invece si tratta di quelli in arrivo dall'Europa, come farà Ita a strappare quote di traffico alle "low cost"?».

Ha avuto senso spendere 90 milioni per comprare un marchio Alitalia che Ita non intende usare?
«Sì, ha senso in una fase di transizione, perché per adesso Ita Airways è sconosciuta nel mondo, bisogna dare tempo ai clienti di abituarsi alla novità, e intanto si continua a usare il logo e la livrea della vecchia Alitalia».

E ha senso economico riprendere quote dei rami Manutenzione e Handling?
«Ha senso per le compagnie aeree tradizionali, mentre le "low cost" tendono a esternalizzare queste attività».

Secondo lei l'operazione si farà in due o tre settimane, come prevede Altavilla?
«Ho un dubbio sui tempi: i commissari di Alitalia non sono dei campioni di velocità».

Alitalia è già fallita e rinata più volte. Fra un anno o due saremo qui a parlare di un'altra crisi terminale?
«Sì, se non si fa un accordo internazionale».

Una Ita concentrata sul traffico turistico europeo verso l'Italia, sul modello Aegean in Grecia, può funzionare?
«No. Aegean ha un monopolio sulle isole greche che Ita non ha su quelle italiane, infatti ha appena perso la gara per la continuità territoriale in Sardegna».

Da La Stampa, 16 ottobre 2021