Carlo Lottieri
Rassegna stampa
17 gennaio 2021
Colonizzare il mare, il sogno continua
Dopo l’Isola delle Rose diversi imprenditori ci stanno riprovando, coordinati da un istituto fondato dal nipote dell'economista Friedman
Nel corso degli anni Sessanta al largo di Rimini fu realizzata una piattaforma in tubi e cemento che intendeva esplorare nuove forme urbanistiche, intendeva offrire spunti innovativi al turismo costiero e soprattutto immaginava di dar vita a uno spazio politico-giuridico indipendente: estraneo a ogni potere costituito e soprattutto quanto più lontano possibile dall'atmosfera plumbea di un'Italia già allora tanto corrotta e ostile a ogni innovazione.

Il primo di maggio del 1968 nasceva così l'Isola delle Rose, che ebbe però un'esistenza brevissima. Contro ogni norma dell'ordinamento internazionale e in spregio di qualsivoglia diritto (a partire da quello di proprietà), quella costruzione mirabile e minuscola (soltanto 400 metri quadrati) fu distrutta dall'esercito italiano: che nel febbraio del 1969 usò l'esplosivo dopo aver allontanato quanti la custodivano.

Con il recente film di Sidney Sibilia ("L'incredibile storia dell'Isola delle Rose"), da qualche settimana disponibile su Netflix, su quella vicenda sono stati riaccesi i riflettori. La piattaforma costruita nell'Adriatico dall'ingegner Giorgio Rosa è finita quindi al centro di una pellicola di successo, dopo che qualche anno fa Walter Veltroni aveva pubblicato un romanzo sullo stesso tema. Grazie al film, molti italiani che mai avevano sentito parlare dell'isoletta riminese sono ora rimasti affascinati da una storia che, da vari punti di vista, appare inverosimile e invece fa in qualche modo parte della nostra storia repubblicana.

Sia il libro di Veltroni sia il film di Sibilia finiscono per "romanzare" la vicenda. Il primo introduce elementi controculturali e genericamente sessantottini che poco hanno a che fare con i fatti; il secondo costruisce attorno al progetto dell'isola artificiale una vicissitudine sentimentale che nulla ha a che fare con la realtà. Nell'insieme, però, la pellicola di Sibilia coglie correttamente i tratti essenziali della battaglia politica e giuridica che fu condotta dall'ingegner Rosa, nel suo tentativo (alla fine infruttuoso) di realizzare in acque internazionali un micro-stato indipendente.

Affari e utopie
A suo modo, Rosa fu un imprenditore, un uomo d'affari, un costruttore, un utopista. Per realizzare quella piattaforma fin dal 1958 aveva dato vita a una società, la Spie (Società Sperimentale per Iniezioni di Cemento), che si proponeva di esplorare le nuove possibilità abitative del mare. Furono i lavoratori di quell'impresa che calarono i tubi vuoti, li fissarono ai fondali e li riempirono di cemento, completando poi la parte superiore con qualche minuscolo edificio.

Agli occhi dell'ingegner Rosa quello spazio libero rappresentava la possibilità di realizzare molte delle attività che il potere romano proibiva. Egli aveva ben chiaro come lo Stato italiano fosse un ostacolo insormontabile sulla strada di molte iniziative. Con la sua isoletta Rosa voleva creare uno spazio aperto in grado di affrancare quanti avessero voluto partecipare all'iniziativa.

Una San Marino acquatica
All'inizio la piattaforma fu ignorata. Per giunta, agli operatori turistici piaceva quella bizzarra realtà in mezzo al mare, che poteva apparire come una minuscola San Marino tra le acque e che certo funzionava bene quale attrattiva turistica. E come nella piccola Repubblica del Titano anche nello spazio creato da Rosa, non a caso, si iniziarono a vendere francobolli: sfruttando quel fascino del bizzarro che spesso piace ai villeggianti.

Rosa investì parecchi soldi nell'iniziativa e li perse: i suoi investimenti e il suo lavoro furono annichiliti dalle istituzioni italiane: da un ceto politico ben consapevole che l'intenzione principale dell'imprenditore romagnolo consisteva nel voler rompere un ben preciso ordine costituito. Rosa fu insomma un innovatore che vide il suo sogno andare a fondo a causa dell'ottusità dei governanti del tempo: dal ministro degli Interni, Franco Restivo, ai presidenti del Consiglio, Giovanni Leone e Mariano Rumor. Il governo agì freddamente, spinto anche dalle opposizioni e nella totale indifferenza della società civile: compresi quegli stessi giovani che, a parole, dicevano di voler realizzare un mondo migliore.

Quella di Rosa, comunque, non è una vicenda del tutto isolata. Un anno prima della proclamazione della "Esperanta Respubliko de la Insulo de la Rozoj" (così, in lingua esperanta, si autodefinì l'Isola delle Rose), Roy Bates si era impossessato di una piattaforma abbandonata al largo delle coste inglesi. Bates diede vita alla Principality of Sealand: una realtà che nessun Paese al mondo ha mai riconosciuto, ma che continua a esistere indisturbata, dato che nessun governante britannico ha mai pensato di spedire la Royal Navy a occupare e distruggere quel minuscolo spazio indipendente (nel 1978, al contrario, un'occupazione della piattaforma fu tentata da un tedesco, Alexander Achenbach, e da alcuni mercenari da lui assoldati, ma Bates fu in grado di respingere l'attacco).

E altre piccole realtà micro-statuali si trovano un po' ovunque. Soprattutto, dal 2008 esiste il Seastading Institute, creato da Wayne Gramlich e Patri Friedman (nipote di Milton, l'economista premio Nobel) con l'obiettivo di favorire una colonizzazione del mare grazie a piattaforme mobili in grado di collocarsi in acque internazionali e dar vita a realtà politiche e sociali indipendenti. E oggi molte imprese stanno lavorando alla realizzazione di "freedom ships": vere e proprie isole galleggianti, in grado di sfruttare l'energia del moto ondoso, ma soprattutto volte a permettere quelle libertà che gli apparati statali oggi negano. Rosa fu un visionario e un sognatore. Certo non fu un folle, dato che la sua battaglia interpretava - e di questo il film offre una testimonianza affidabile - un desiderio di originalità e autonomia che è nel cuore di molti.

Anche se forse non era del tutto consapevole, con quella sua piccola piattaforma egli provò a realizzare una "libertà di governo" (la facoltà di scegliere il proprio governo senza necessariamente andare dall'altra parte del mondo) che Gustave de Molinari e altri autori libertari avevano teorizzato un secolo prima. Non già la scelta di questo o quel sovrano, ma invece l'opzione per quell'universo di regole e valori che meglio si confanno alle proprie esigenze.

Sogni e gerarchie
È evidente che gli Stati, per definizione, sono monopoli chiusi, apparati gerarchici, strutture verticistiche e controllate da pochi. Nel sogno di Rosa c'era invece l'ipotesi di un mondo composto da tante realtà libere, diverse, variamente organizzate, responsabilizzate, costrette a competere e a dare il meglio di sé: esattamente quello che i signori della Repubblica italiana non volevano.

Le "ragioni di principio" invocate dalla loro determinazione a distruggere venivano da lì. L'esplosivo che usarono - prima 75 kg di esplosivo per palo (675 kg totali), e poi 120 kg di esplosivo per ogni palo (per un totale di1.080 kg) - aveva il compito di proteggere l'esercizio di quel potere sovrano a cui nessun governante può rinunciare. Come il film illustra bene, il piccolo Davide poteva solo soccombere contro Golia, ma non è detto che quelle idee prima o poi non trovino qualche concreta realizzazione.

Da La Provincia, 17 gennaio 2021