Federico Novella
Rassegna stampa
22 settembre 2021
No a uno Stato che pone troppi divieti
Intervista a Isabel Díaz Ayuso, Premio Bruno Leoni 2021
La governatrice della regione autonoma di Madrid: «Il lockdown senza alternative è un fallimento. Rispetto chi impone il green pass ma dubito che i controlli siano fattibili. Difficile dire a un cittadino che deve immunizzarsi quando con altri vaccini non lo si è fatto»

Isabel Díaz Ayuso è considerata l'astro nascente del centrodestra europeo. Governatore della regione autonoma di Madrid, 42 anni, è stata rieletta a pieni voti sulla scia dell'entusiasmo per la sua linea «libertaria» contraria al lockdown. Una scelta controcorrente rispetto alla strategia del premier Sanchez. Qui pubblichiamo una versione estesa dell'intervista andata in onda lunedì nel programma Quarta Repubblica, su Rete4.

Presidente Ayuso, ha ricevuto a Milano un premio dall'istituto Bruno Leoni per come ha saputo gestire la pandemia. E rimasta colpita dalle scelte italiane?
«Non so come voi italiani abbiate vissuto questa crisi. Posso dire che, in base alla mia esperienza, ho notato che è più efficace affrontare la pandemia facendo leva sulla responsabilità individuale e su un'informazione trasparente. Penso inoltre che la vita e la salute siano fondamentali: ma anche l'economia. Per questo devi tentarle tutte prima di chiudere le attività: abbiamo un futuro da tutelare».

Possiamo riassumere la sua ricetta così: meno lockdown e più libertà.
«Rispetto ciò che hanno fatto le altre amministrazioni, ma il lockdown senza alternative lo considero un fallimento. Per questo noi abbiamo sperimentato molto altro: abbiamo aperto due ospedali pubblici che insieme hanno curato 12.000 persone, e che hanno contribuito a evitare il collasso degli altri ospedali. Abbiamo acquistato 22 tonnellate di materiale sanitario, abbiamo eseguito 7 milioni di test antigenici. Inoltre abbiamo studiato il virus attraverso un monitoraggio delle acque reflue. Sappiamo che, quando si supera un certo livello, entro poche ore può esplodere un focolaio. Quindi procediamo per mini-lockdown, in zone precise, senza chiusure generalizzate».

Con questa scelta lei ha avuto più o meno gli stessi numeri di morti e contagi delle altre regioni spagnole, che pure hanno vissuto restrizioni più pesanti?
«È dimostrato che dove ci sono più chiusure, ci sono anche più contagi, soprattutto nelle zone a più alta densità di popolazione. Ecco perché sono a favore delle misure intermedie: né tutto aperto, né tutto chiuso. Si studia dove si diffonde il virus, e solo in quelle aree critiche si interviene, lasciando libero il resto. Ovviamente occorre poi fare attenzione, con distanziamento e mascherine protettive. Ma in generale ho sempre pensato che i cittadini devono sempre poter incontrarsi al bar per bere una birra, i bambini devono poter andare a scuola e gli studenti all'università, e gli anziani devono poter vedere le loro famiglie. Tutto questo è necessario anche per preservare quella salute psicologica che è seriamente minacciata dalla crisi».

In Italia ci basiamo sul green pass, che adesso servirà anche per lavorare. Perché in Spagna non esiste?
«Rispetto le scelte degli altri, ma non ci sono garanzie che i controlli su questi lasciapassare siano davvero fattibili. Forse c'è il rischio che possano essere manipolati, che ci siano delle frodi. No, credo sia più utile ventilare gli spazi, continuare a utilizzare le mascherine al chiuso e procedere speditamente con le vaccinazioni. In occasione di disastri naturali ed epidemie, lo Stato tende a essere più presente, a porre più obblighi. Bisogna prestare attenzione a questo vizio: dobbiamo fornire i migliori servizi pubblici, ma senza intaccare troppo la libertà, o tanto meno far credere che si debba farlo per il bene altrui».

Il governo italiano non esclude il vaccino obbligatorio. Lei che ne pensa?
«Io credo che il primo obbligo debba essere quello dell'amministrazione pubblica di dimostrare chiaramente, con esempi fondati, che vaccinarsi è giusto e sicuro. Ci sono dei momenti in cui lo Stato non può entrare nella tua vita, nella tua casa, nella tua intimità. Ogni cittadino deve sapere che l'amministrazione non può essere al tuo fianco per tutto il tempo, e per questo io ho sempre preferito appellarmi alla responsabilità individuale».

Il presidente Mattarella ha detto che non bisogna invocare la libertà di non vaccinarsi, perché corrisponde alla licenza di mettere a rischio la salute altrui. È d'accordo?
«È un argomento complicato. È difficile spiegare a un cittadino che è nel suo interesse vaccinarsi, quando con gli altri tipi di vaccino non lo si è mai fatto. Ma il nostro dovere è cercare di convincere gli indecisi: non costringerli».

L'obiettivo della sua strategia non è solo quello di difendere la salute, ma anche le attività produttive.
«Grazie alle attività lasciate aperte a Madrid, molte altre imprese in tutta la Spagna sono sopravvissute. Anzi, a Madrid abbiamo assistito alla più grande crescita del Pil della nostra storia: più 38%. Stiamo vivendo un'autentica rivoluzione, economica e culturale. Sempre più persone chiedono di vivere a Madrid, perché ci presentiamo rispettosi dei lavoratori e degli imprenditori».

Un'altra colonna del suo programma economico è un fisco sopportabile.
«Ho sempre sostenuto che le tasse vanno pagate, perché finanziano le scelte del pubblico. Però è importante che siano adeguate. I cittadini madrileni pagano le tasse più basse di tutta la Spagna. Siamo l'unica comunità autonoma che da gennaio ha abbassato sensibilmente le imposte locali, quando in altri territori, come la Catalogna, ce ne sono ben 15, in aggiunta a quelle statali. Risultato? A Madrid l'amministrazione incassa comunque più che altrove, perché la bassa leva fiscale alimenta il mercato del lavoro e permette di fare impresa più facilmente. Per tutte queste ragioni sono certa che il meglio, per noi, debba ancora venire».

da La Verità, 22 settembre 2021