Franco Debenedetti
Rassegna stampa
30 aprile 2020
Visioni di Stato e della Mazzucato
Forse la professoressa Mazzucato dovrebbe studiare come è fatta l’Italia che produce
C’è nell’aria odor di soldi, come mai prima d’ora: Recovery Fund, BCE, Banca d’investimento europea, SURE MES. Mariana Mazzucato confida a Repubblica il suo entusiasmo: “Ora uno Stato imprenditore, che decida dove investire! E’ l’occasione che abbiamo per trasformare l’economia italiana”. E poiché, fa osservare, è questa la ragione per cui Conte l’ha chiamata a febbraio” e poi, aggiungiamo noi, ha detto a Vittorio Colao di metterla nella sua task force, le appare l’occasione della sua vita: lo stato imprenditore, e con tanti soldi! E tutti soldi liberi, senza condizionalità, anche quelli­­­­­­­­ del MES, che ci han pensato gli amici dei Cinque Stelle a fargli l’esame del sangue, e se ne trovavano una traccia facevano cadere il governo. Arrivati che saranno in cassa, ci penserà lei a mettere le condizionalità. Le aziende “prima le si aiuta, mettendo le clausole che rispetteranno, per esempio come e su che cosa investiremo”: poi ci sarà lo Stato “che agisce in simbiosi con le imprese, indirizzando e coordinando investimenti e iniziative e che dimostra di avere una strategia, una visione di quale economia viviamo”.

In tempi normali, chi conosce la Mazzucato, sapendone in anticipo il contenuto, l’intervista manco l’avrebbe letta. Ma in tempi difficili questi propositi (o spropositi) fanno danni. Pensiamo a un medio industriale, diciamo uno con 250 operai: con quale spirito si mette a riparare ai danni di questo terremoto, se si sente dire che avrà dietro la spalla uno Stato che “indirizza e coordina investimenti e iniziative” e che gli vuole imporre la sua strategia e la sua visione. Nella migliore delle ipotesi, penserà rassegnato che alla fine saranno solo moduli da riempire.

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