Mattia Ferraresi
Rassegna stampa
18 marzo 2009
Vaclav Klaus spiega che cosa bisogna fare contro il global warming: "Niente"
Con la scusa dell'emergenza climatica, governi e ideologi vogliono ristabilire il loro controllo sull'economia e la società
“E’ la libertà ad essere minacciata, il clima sta bene”. Con questa sintesi inequivocabile il presidente della repubblica Ceca, Vaclav Klaus, ha esordito lunedì alla seconda edizione del “Discorso Bruno Leoni”, organizzato dall’omonimo istituto. Klaus, presidente di turno dell’Unione Europea, ha incalzato il pubblico sul tema del riscaldamento globale (cambiamento climatico, per i più sensibili) di cui si occupa da anni in efficace polemica con il climatologo collettivo. L’Istituto Bruno Leoni ha recentemente tradotto il pamphlet “Pianeta blu, non verde” dove Klaus attacca l’ambientalismo, una “ideologia quasi religiosa”. Il primo argomento dell’economista ceco riguarda l’inesistente consenso della comunità scientifica sul riscaldamento globale: “Negli anni si va allargando il gruppo dei critici delle teorie convenzionali secondo cui il riscaldamento globale sta trascinando il pianeta verso una catastrofe imminente. In un secolo la temperatura media del pianeta è aumentata di 0,74 gradi, una variazione che non mi sembra molto significativo”.

Le parole di Klaus non risparmiano le istituzioni che sponsorizzano la spiegazione monocausale dei cambiamenti climatici, per cui la causa unica dei fenomeni consiste nelle malefatte inquinanti dell’uomo. L’Unione Europea è in cima alla lista degli iscritti al club del global warming e gli Stati Uniti di Barack Obama potrebbero presto allearsi al paradigma algorista della catastrofe. “Non voglio sbilanciarmi con i commenti – ha detto prudentemente Klaus – ma è possibile che l’America si trovi a condividere questa prospettiva”.

In mezzo alle cifre, alle statistiche scientifiche analizzate con perizia da economista, il presidente ceco annota che l’ideologia sottile del riscaldamento globale mette in serio pericolo la libertà delle persone, costringendo i governi (nazionali) a sottoscrivere protocolli (sopranazionali) chiaramente ispirati a principi “precauzionali”, mentre instilla nelle coscienze l’idea di un allarme perenne. L’argomentare dell’oratore è fluido anche quando una domanda del pubblico lo incalza (accompagnata da vari mormorii e un più liberale “lasciatelo finire!”) contestando la scientificità delle sue tesi. “Non sono uno scienziato, ma sono in grado di leggere i dati forniti dall’Ipcc, l’istituto intergovernativo che si occupa dei cambiamenti climatici. E’ sulla base di questi che dico che non c’è nessun allarme”. Terminata la diagnosi, il libro di Klaus si pone la domanda che Lenin prese in prestito da Nikolaj Cernysevskij: che fare? La risposta del presidente è semplice: niente. “Come abbiamo visto – ha concluso Klaus - i cambiamenti climatici non sono stati poi così pesanti nell’ultimo secolo. E io credo fermamente nelle capacità di adattamento dell’uomo”.

da Il Foglio, 17 marzo 2009