Livio Caputo
Rassegna stampa
Tassare i prelievi in contanti? Una proposta indecente
Lo Stato (in questo caso con un assist inaspettato) rimane sempre la piovra che conosciamo
Gentile Caputo, che cosa è venuto in mente a Confindustria di proporre una tassa del 2% sui prelievi di contante a mezzo bancomat superiori a 1500 euro mensili? Oltre al governo sempre assetato di soldi, adesso ci si mettono anche le associazioni di categoria, che dovrebbero sempre stare dalla parte di noi contribuenti, a inventare nuovi balzelli? Sono veramente scandalizzata, ogni giorno ne studiano una nuova per spillarci quattrini. Sarà anche vero che l'uso dei contanti può favorire l'evasione, ma essi sono anche il mezzo di pagamento più usato dalle fasce meno ricche, meno giovani e meno scolarizzate della popolazione.
- Lucia d'Amato Napoli

Se ho capito bene, nella mente dei suoi inventori questa tassa dovrebbe servire a finanziare un credito d'imposta del 2% sui pagamenti elettronici, per renderli più «appetibili». Non ho la competenza per dire se questo gioverebbe o meno all'economia, o almeno agli interessi degli imprenditori, ma trovo comunque la proposta indecente. Per dirla con l'Istituto Bruno Leoni, «dare un costo alla scelta di usare contati nei limiti consentiti dalla legge è non solo una intromissione nella libertà del cittadino, ma è soprattutto un’imposizione di dubbia legittimità: i soldi che si prelevano al bancomat sono risorse su cui si sono già pagate diverse imposte, come reddito prodotto e come risparmio depositato. A che titolo lo Stato dovrebbe caricarvi un ulteriore tributo?».
I fautori dell'inedito balzello obiettano che, esonerando 1500 euro di prelievo mensili, non si penalizzano in realtà quelle categorie che più usano il contante, ma si combatte meglio l'evasione dell'Iva soprattutto nei rapporti con gli artigiani, e in genere il «nero». Ma ci sono tanti metodi con cui i più smaliziati potrebbero aggirare la tassa, che perciò rischierebbe di essere non solo odiosa, ma anche inutile. La realtà è che cambiano i governi, ma lo Stato (in questo caso con un assist inaspettato) rimane sempre la piovra che conosciamo. La fame di soldi non si soddisfa mai con i tagli di spesa o riduzione delle spesso cervellotiche agevolazioni fiscali, che colpendo interessi precisi fanno perdere voti, ma mettendo le mani nelle tasche di chi meno è in grado di difendersi.

da Il Giornale, 20 settembre 2019