Carlo Stagnaro
Rassegna stampa
Sussidi di Ferragosto
Tre ragioni per cui la consultazione pubblica lanciata dal ministro Costa somiglia a una presa in giro
"Comincia oggi il percorso per abbandonare finalmente i sussidi ambientalmente dannosi e potere cominciare la stagione dei sussidi ambientalmente favorevoli nello spirito di quella transizione ecologica che era già necessaria ma che ora è ancora più urgente per costruire il New Green D eal [sic] dopo l'emergenza Covid". Sono le parole con cui il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, ha aperto una consultazione pubblica su sei proposte specifiche di graduale eliminazione dei sussidi. "Chiunque prosegue Costa potrà contribuire alle consultazioni, che si chiuderanno a fine agosto, in modo da trasformare le proposte in articoli da inserire nella prossima legge di Bilancio". Sembra una lodevole iniziativa, ma in questi termini è una presa in giro, non tanto per i potenziali partecipanti, quanto per la serietà del tema. Eliminare i sussidi ambientalmente dannosi è, infatti, una missione complessa e necessaria. Proprio per questo, pensare di sbrigarla alla chetichella, sotto il sole di Ferragosto, è istituzionalmente indelicato se non offensivo.

Ma ci sono anche questioni di sostanza. La prima riguarda la classificazione dei sussidi, che viene compilata a cura del ministero dell'Ambiente (Mattm) e pubblicata in un apposito Catalogo. Questo usa una metodologia molto estensiva. Per esempio, poiché l'accisa sul gasolio auto (0,617 euro/litro) è inferiore a quella sulla benzina (0,728 euro/litro), presume che il gasolio sia sussidiato, nonostante l'attuale imposizione fiscale sia ampiamente superiore a tutte le stime sui costi esterni attribuibile al consumo del diesel, Il Mattm fa un passo ulteriore e dà per assodato che l'unico modo per eliminare il "sussidio" sia quello di incrementare la tassa più bassa (che è comunque la seconda più salata d'Europa, dopo l'Olanda): in realtà, lo stesso risultato si potrebbe ottenere riducendo quella più alta, ma tale ipotesi non è neppure presa in considerazione.

C'è poi un tema politico: nei format per la consultazione, il Mattm consente di commentare le specifiche proposte, ma non permette alcun rilievo di ordine generale. Inoltre, restringe la raccolta delle opinioni ad alcuni "sussidi" che propone di eliminare. Ma proprio la scelta di quali sussidi tagliare, in quali tempi e con quali modalità, rappresenta il cuore della decisione politica.

In terzo luogo, c'è una questione di coerenza interna. Gli interventi proposti prevedono forme di gradualità e si estendono sul periodo 2021-30. Per stimare il gettito derivante dagli aumenti di imposta, il Mattm prende a riferimento i consumi del 2019 e suppone che rimarranno inalterati per un decennio. Come se l'aumento delle imposte non servisse proprio a disincentivare la domanda; come se non ci fosse progresso tecnologico; come se il sistema produttivo non cambiasse continuamente; come se lo stesso Mattm, nel Piano nazionale energia e clima, non avesse già previsto cambiamenti sostanziali (per esempio, la drastica riduzione dei veicoli diesel). Le stime sul gettito contenute nelle proposte del Mattm non sarebbero credibili neppure se, come unità di misura, avessero i soldi del Monopoli.

In sintesi, la sensazione è che questa consultazione sia stata messa in campo più con obiettivi di comunicazione che di reale acquisizione di informazioni utili. Tra l'altro, il Mattm si muove in autonomia non solo dagli altri ministeri potenzialmente coinvolti (Economia, Sviluppo, Trasporti, Agricoltura) ma anche dall'intenso lavoro di revisione della tassazione ambientale avviato in sede europea: il 23 luglio si è aperta una consultazione sulla fiscalità energetica, di cui il nostro paese dovrebbe tenere conto. Non è neppure scontato che le forze della maggioranza vogliano presentarsi davanti agli elettori, in un anno di crisi durissima, con la promessa di aumentare le tasse (peraltro senza alcun tipo di riflessione su quali e quanti benefici ambientali ne verrebbero fuori). Nessuno mette in discussione le buone intenzioni del ministro Costa, ma le buone intenzioni sono un pessimo materiale per costruire una riforma fiscale.

Da Il Foglio, 4 agosto 2020