Serena Sileoni
Rassegna stampa
Se la concorrenza piace, ma non in casa propria
Dalla direttiva Bolkestein alla concorrenza per le concessioni balneari in Italia
Sono sette anni che la direttiva Bolkestein è stata recepita in Italia, garantendo la concorrenza nel settore dei servizi. Con il recepimento, tra le altre cose, si è introdotta la Scia al posto della Dia, si sono ridotte e semplificate le procedure autorizzatone per l'avvio di un attività commerciale o professionale, si sono eliminati i criteri della programmazione pubblica di tipo economico. Si è trattato di un passaggio fondamentale verso la libertà del mercato dei servizi, di cui da fruitori o da fornitori ne sperimentiamo quotidianamente, magari senza saperlo, gli effetti. E più, insomma, è stato fatto. Restano poche cose ancora in deroga alla direttiva, quelle poche che, tuttavia, negli ultimi tempi hanno reso comune il nome Bolkestein, connotandolo di disvalore: la messa a gara delle concessioni balneari a del commercio ambulante su area pubblica.

Per il primo settore, nella necessità di superare le accertate violazioni europee, il governo Gentiloni ha approvato un disegno di legge di delega di riordino, avviato dal precedente governo Renzi. Due giorni fa, le relatrici in Senato del testo, già votato alla Camera, hanno rimesso il mandato denunciando l'impossibilità di procedere all'esame per uno «sterile ostruzionismo» trasversale delle forze politiche.

La delega non avrebbe risolto di per sé i problemi regolatori. Servivano i decreti legislativi, e soprattutto serviva il concerto di vari ministeri su criteri molto vaghi. Tuttavia, riuscire ad approvarla prima della scadenza della legislatura avrebbe dato un messaggio politico chiaro: gli spazi pubblici non possono più essere trattati come proprietà privata, neanche in regime di proroga o deroga. Un messaggio valido anche per il settore degli ambulanti, al riparo anch'esso dalle procedure periodiche di assegnazione, per volontà ancora una volta trasversale delle forze politiche.

Gare trasparenti per la concessione e gestione di un'area pubblica non sono un massacro, come ha detto il senatore Gasparri. Sono invece l'affermazione della proprietà pubblica degli spazi su cui si fa attività di impresa (stabilimenti balneari, commercio ambulante).

Esistono molti modi per valorizzare il lavoro e l'investimento fatto da chi ha uno spazio in concessione, modi che possono senza difficoltà entrare nei criteri dei bandi. Dire il contrario è nascondere la paura, comprensibile ma non dirimente, che altri possano fare meglio di noi, ed impedire che attraverso procedure di assegnazione periodiche e aperte si possa provare anche a migliorare il servizio.

La concorrenza piace sempre, tranne in casa propria. Per questo, l'approvazione della legge delega avrebbe dato un segnale capace di valicare i confini dello specifico settore balneare: avrebbe aiutato a capire che la concorrenza non è uno spauracchio da cui tenersi alla larga quando ci tocca come operatori, né però un valore a cui fare riferimento quando ci fa comodo. È invece un principio generale dell'ordinamento, ormai apprezzato anche dalle istituzioni come «valore basilare della libertà di iniziata economica, e funzionale alla protezione degli interessi della collettività dei consumatori» (Corte costituzionale). La concorrenza, insomma, o non è, o è per tutti, con tutte le tutele e cautele per la correttezza dei mercati che nessun Parlamento e nessun signor Bolkestein si sono finora sognati di sconfessare.

Da Il Mattino, 18 dicembre 2017