Alessandra Ricciardi
Rassegna stampa
24 giugno 2020
Ridurre l'Iva? Un'idea balzana
Nicola Rossi boccia la proposta lanciata da Conte
Ridurre l'Iva? «Un'idea balzana. Si tratterebbe dell'ennesima misura temporanea, destinata ad aggiungere incertezza all'incertezza. Non vi sarebbe nessuna garanzia che i prezzi prendano atto della riduzione dell'Iva. Al contrario, l'occasione potrebbe essere buona per alcuni per aumentare temporaneamente i margini». Così Nicola Rossi, economista, ex parlamentare Pd, boccia la proposta lanciata dal premier Conte in chiusura degli Stati generali dell'economia. Se si vuole seriamente intervenire sul fisco, dice Rossi, «rivedere questa o quell'aliquota non serve, produce solo incertezza», serve una riforma ampia e strutturale che miri «a ridurre il numero delle imposte, a sfrondare significativamente i trattamenti di favore che educatamente chiamiamo spese fiscali, a spostare il carico fiscale dalle imposte dirette alle imposte indirette». Previsioni per l'autunno? «Saremo costretti a ricorrere a nuovo debito per mettere le toppe agli errori fatti in primavera. Per quest'anno forse sarà ancora possibile. Ma dall'anno prossimo cominceremo a sentire i postumi della sbornia».

Domanda. Dagli Stati generali che piano è emerso per rimediare ai danni economici e sociali provocati dal Covid-19?
Risposta. Nessuno, come era facilmente prevedibile. Del resto, come dicono gli inglesi, «garbage in, garbage out». Se una visione non c'è in partenza, è molto difficile che kermesse di questo tipo possano offrirne una. Anzi, solitamente eventi di questo tipo producono un solo risultato: certificare che una visione non c'era e non c'è. Non è esattamente il messaggio che ci si attendeva.

D. Intanto stiamo andando verso la terza manovra per il 2020 ancora in deficit, dopo il Cura Italia e il Decreto Rilancio, che dovrebbe questa volta essere caratterizzata dallo stimolo all'economia piuttosto che dalla politica dei sussidi. Che misure suggerisce?
R. La mia convinzione è che, a questo punto, il Paese - le famiglie e le imprese - abbia bisogno soprattutto di una cosa: di certezze. Le famiglie risparmiano e le imprese non investono perché il futuro è quanto mai incerto. Una buona parte delle misure predisposte nelle passate settimane avevano carattere temporaneo. Molte di esse scadranno nel prossimo autunno. E che cosa possa accadere a partire dal prossimo autunno è cosa molto difficile da prevedere. A ciò si aggiunga che la politica passa da un'idea estemporanea all'altra, aggiungendo incertezza a incertezza. Qualunque persona ragionevole adotterebbe in questo contesto un atteggiamento ispirato alla massima prudenza. Rinviando gli impegni o semplicemente cancellandoli.

D. L'idea di ridurre l'Iva, ma a tempo (ha rettificato il premier Conte), sarebbe una buona idea?
R. Con tutto il rispetto è un'idea balzana. Si tratterebbe dell'ennesima misura temporanea, destinata ad aggiungere incertezza. Non vi sarebbe nessuna garanzia che i prezzi prendano atto della riduzione dell'Iva. Al contrario, l'occasione potrebbe essere buona per alcuni per aumentare temporaneamente i margini. E sarebbe una misura per noi costosa, forse troppo: forse non tutti l'hanno capito ma l'albero colmo di zecchini d'oro esisteva solo nella fantasia di Pinocchio. Il nostro albero produce solo debiti. Se si vuole intervenire sul fisco - e penso che lo si debba fare - deve essere per fare una riforma ampia e strutturale, destinata a durare nel tempo e dare un quadro di certezze a famiglie ed imprese. Una rfiorma non limitata a rivedere questa o quell'aliquota, ma mirata a ridurre il numero delle imposte, a sfrondare significativamente i trattamenti di favore che educatamente chiamiamo spese fiscali, a spostare il carico fiscale dalle imposte dirette alle imposte indirette. Ma per fare una riforma di questo tipo bisognerebbe essersi preparati e non è chiaro quanto il governo si sia dedicato a questo tema dal giorno del suo insediamento.

D. Angela Merkel ha ridotto due aliquote Iva (dal 19 al 16%, dal 7 al 5%) dal primo luglio, con un beneficio di 20 miliardi di euro per i consumatori. Perché in Germania sì e da noi no?
R. Innanzitutto, è sempre opportuno ricordare che la Germania può permettersi interventi di questa portata perché viene da anni di bilanci in pareggio. Noi, solo due anni fa, festeggiavamo in pubblico una legge di bilancio che violava qualunque disciplina fiscale. Con il risultato di farci affrontare l'emergenza di oggi a mani nude. Di questo dovremmo sempre ricordarci. E anche aspettare che prima o poi qualcuno si scusi. Ma a parte questo, quel che colpisce in questa vicenda dell'Iva è la rapidità con cui la politica italiana ha colto l'idea, senza domandarsi se e fino a che punto la cosa in Italia possa funzionare. Cerchiamo disperatamente una soluzione semplice, in una situazione in cui - per le nostre pregresse responsabilità - soluzioni semplici non esistono.

D. Dal Pd ai Cinque stelle, tutti dicono che è meglio una riforma fiscale complessiva rispetto all'intervento sull'Iva. Ma quale riforma? Quella che prevede la patrimoniale cara al Pd?
R. Alcune scelte di politica fiscale sono schiettamente politiche. L'attuale maggioranza - io penso sbagliando - non andrà mai nella direzione di una drastica riduzione del numero delle aliquote. Si può non essere d'accordo, ma temo che la realtà sia questa. Penso anche che la tentazione di una imposta patrimoniale non sia estranea a questa maggioranza. Personalmente la riterrei un grave errore, ma le cose smentite quotidianamente tendono ad avere un fondo di verità. A parte tutto questo, la cosa essenziale, è che se di riforma fiscale si deve parlare, è essenziale che si tratti di una riforma strutturale, ampia, capace di affrontare tanto il versante dell'imposta personale quanto quello dell'imposta sulle società. Una riforma fiscale vera e propria, come non abbiamo da cinquant'anni.

D. Una spesa diretta dello stato per infrastrutture, scuola e sanità avrebbe un impatto positivo sulla domanda interna?
R. Presumibilmente si. Ma naturalmente l'esperienza ci dice che limitarsi a spendere in quei comparti non ci mette al riparo dagli sprechi. Si può investire molto male, tanto in infrastrutture, quanto nella scuola o nella sanità. In prospettiva il nostro problema non è sostenere la domanda ma fare in maniera che il tasso di crescita potenziale della nostra economia vada oltre i magri risultati degli ultimi anni e si avvicini a quello dei nostri principali partner europei. Sotto questo profilo, spendere non basta. E in qualche caso forse non è nemmeno la priorità.

D. Ad esempio?
R. Se c'è una cosa che in questi mesi abbiamo capito è che alcuni sistemi sanitari regionali hanno funzionato meglio, molto meglio, di altri. Mi aspetterei che da domani - o forse già da ieri - partisse un processo di graduale ma ineluttabile convergenza dei sistemi sanitari regionali vero i modelli o il modello uscito vincente dall'emergenza.

D. Così si svuoterebbero di competenze le regioni.
R. Ma conta di più la salute degli italiani o la salute degli enti regione?

D. E l'eventuale ingresso dello stato nelle società quotate dove porta?
R. Dove vuole che porti? Dove eravamo e da dove eravamo usciti con tanta fatica. Una parte importante della classe politica pensa che si possa uscire dalla difficile situazione in cui ci troviamo contando solo ed esclusivamente sulle forze dello Stato. È una pia illusione. Se a questo sforzo non parteciperanno le famiglie e le imprese di questo paese continueremo a rimanere nella asfittica e stentata condizione in cui ci troviamo da un quarto di secolo. Con l'unica differenza di avere sulle spalle un debito pubblico significativamente più elevato.

D. Che prospettive ci sono per l'autunno? Dobbiamo prepararci a una grande crisi?
R. Avendo pensato male gli interventi delle scorse settimane, saremo costretti in autunno a ricorrere a nuovo debito per mettere le toppe agli errori fatti in primavera. Per quest'anno forse sarà ancora possibile. Ma dall'anno prossimo cominceremo a sentire i postumi della sbornia, e non sarà piacevole. Se posso sintetizzare in una battuta, l'Italia avendo probabilmente vinto la guerra (contro il Covid-19), corre seriamente il rischio di perdere la pace.

da Italia Oggi, 24 giugno 2020