Natale D'Amico
Rassegna stampa
Questa volta sarà diverso
Le strategie anti-euro del governo gialloverde
Si dice che i generali combattano sempre la battaglia precedente. È forse quel che si può dire per coloro che, all'interno della maggioranza, coltivano posizioni anti-euro. Sono ossessionati dall'esperienza fatta in Grecia. Durante la crisi il governo locale provò a minacciare i partners europei con la bomba-fine-del-mondo: se non ci sosterrete alle condizioni che noi vogliamo, abbandoneremo la moneta unica, creando così giganteschi problemi alle vostre banche e ai vostri bilanci pubblici, che dovranno sostenere il peso della ricapitalizzazione delle banche. Come ha poi scritto l'allora ministro delle finanze Yanis Varoufakis, fu però presto evidente che la minaccia non era credibile. Il governo greco non era pronto all'uscita; in particolare, non disponeva di uno strumento di pagamento alternativo all'euro da distribuire ai propri cittadini, i quali quindi si sarebbero trovati immediatamente nella impossibilità di acquistare anche i beni più essenziali.

Ecco il motivo dei comportamenti altrimenti incomprensibili dei nostri no-euro. Come hanno ben spiegato Luciano Capone e Carlo Stagnaro in un articolo apparso sul Foglio il 17 giugno scorso, i mini-bot, che all'inizio verrebbero utilizzati per pagare i debiti dello Stato, sono in realtà concepiti per essere moneta corrente in caso di uscita dall'euro; la tessera sulla quale viene accreditato il reddito di cittadinanza è concepita in modo tale da essere velocemente distribuita alla generalità dei cittadini per fornire loro un mezzo di pagamento. Il tentativo di sottrarre l'oro alla proprietà della Banca d'Italia serve anch'esso per rendere più credibile la minaccia di uscita, privando la Banca centrale europea di un asset sul quale rivalersi per gli ingenti crediti vantati nei confronti dell'Italia. La riforma della Banca d'Italia, di recente proposta, serve allo scopo di avere un'alta dirigenza che risponda alla maggioranza di governo e non faccia obiezioni nel caso le venisse ingiunto di stampare una nuova moneta.

Dunque c'è del metodo in questa follia. Sennonché questo metodo trascura il fatto che anche i nostri interlocutori si sono mossi, a loro volta organizzandosi per non dover sottostare all'eventuale ricatto italiano. Sempre durante la crisi greca, l'allora ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble ipotizzò che la Grecia potesse essere espulsa dall’euro-zona. Il governo greco non accettava di fare quel che serviva per restare, a partire dal rispetto delle regole comuni. E pretendeva che gli altri Paesi europei lo sostenessero con i soldi dei loro contribuenti. Allora - disse Schauble - meglio separarsi. Dove c'era un non detto: starà poi al governo greco vedersela con i propri elettori quando non avranno i soldi per fare la spesa. Ma anche la minaccia di Schauble si rivelò presto poco credibile. Molte grandi banche europee sarebbero andate in crisi nel momento in cui avessero dovuto cancellare dai propri bilanci i crediti verso la Grecia. La crisi bancaria si sarebbe estesa ai bilanci pubblici e qualcuno rischiava di incontrare difficoltà a finanziarsi sul mercato. L'Unione europea non disponeva degli strumenti necessari per sostenere i Paesi che sarebbero andati in crisi a seguito dell'uscita dall'euro della Grecia.

Come sappiamo, le due debolezze, quella greca e quella dell'Unione, trovarono un faticoso compromesso: il governo Tsipras mise in atto misure di austerità ben maggiori di quelle che avrebbe voluto; i Paesi dell'Unione finanziarono la Grecia con somme ben più grandi di quanto avevano in mente al principio. Come i no-euro nostrani provano a far tesoro dall'esperienza fatta allora da Varoufakis, i governi degli altri Paesi europei hanno già fatto abbondantemente tesoro dell'esperienza di Schauble. Come ci hanno spiegato Lorenzo Codogno e Giampaolo Galli in un articolo apparso sul Sole 24 ore del 19 giugno. In particolare la riforma del Meccanismo europeo di stabilità è stata disegnata in modo tale da mettere al riparo i Paesi che rispettano le regole europee, o si impegnano fattivamente a rispettarle, dalle conseguenze negative che dovessero venir loro dalla scelta di un Paese di lasciare la moneta comune. Oggi la minaccia di Schauble sarebbe ben più credibile di allora.

Le nuove armi a disposizione dei contendenti sono quindi di potenza diversa. Da una parte i mini-bot che tanto ricordano i mini-assegni con cui si ovviava alla scarsità di spiccioli, e la tessera del reddito di cittadinanza che riporta alla mente la tessera annonaria dell'Italietta del ventennio. Dall'altra la possibilità di stanziare, grazie al sostegno della Bce senza limite alcuno, tutte le risorse finanziarie che servono, denominate in quella che è ormai la seconda valuta di riserva del mondo: l’euro.

da Fortune Italia, agosto 2019