Serena Sileoni
Rassegna stampa
Quel riformismo dei governi e l'idea di reale capacità del fare
Un governo inefficiente non è necessariamente un governo che fa male
Un grafico pubblicato ieri sul Corriere della Sera in calce a un editoriale del professore Sabino Cassese rappresentava sinteticamente l'inefficienza di questa maggioranza di governo nell'attività legislativa: l'attuale Parlamento si rivela il meno produttivo dai tempi del governo Berlusconi, passando per Monti, Letta, Renzi e Gentiloni. Numeri alla mano, il governo Conte, a nemmeno un anno dall'inizio dell'incarico, spicca per la distanza tra l'incapacità di attuare il proprio programma (approvazione delle leggi, approvazione dei regolamenti, disegni di legge approvati in Consiglio con norme in bianco, etc.) rispetto alla prontezza e al dinamismo mediatico dei suoi principali esponenti, Salvini e Di Maio su tutti.

A costo di esser tacciati di irriducibile ottimismo, si potrebbe però volgere in positivo l'analisi giustamente impietosa del professor Cassese.
Per una sorta di eterogenesi dei fini, dall'inizio della seconda Repubblica è quasi scontato che riformare sia qualcosa di per sé positivo. L'idea che dovremmo costantemente prendere le distanze dal recente passato avviandoci verso una stagione di riforme strutturali si è perpetuata e rinnovata al di là delle intenzioni originarie, in una sorta di «riformificio» continuo che, paradossalmente, ci ha paralizzato, come cittadini e contribuenti, nella più totale incertezza e sfiducia.

Dal 1992/1993, anni ritenuti spartiacque tra la prima e la seconda Repubblica, la pubblica amministrazione è stata oggetto di undici riforme:1990,1993, 1997,1998,1999, 2000, 2003, 2005, 2009, 2014 e ora la riforma dell'impiego voluta del ministro Bongiorno. Il mercato del lavoro è stato riformato sei volte:1993, 1997, 2003, 2012, 2015 e, da ultimo, il decreto cosiddetto «dignità». Idem la giustizia:1990,1994, 2005, 2008, 2014, 2018. Sei sono state le riforme nel settore scuola e università:1997,1999, 2004, 2007, 2010, 2014. Cinque quelle fiscali: 1998, 2003, 2006, 2007, 2011. In questi ultimi due settori, flat tax e riforma universitaria sono tra gli impegni dell'attuale governo: il primo non ancora formalizzato ma continuamente sbandierato, il secondo confluito in uno schema di disegno di legge delega approvato dal Consiglio dei ministri all'inizio di quest'anno. Per la spending review, si sono avuto cinque riforme: 2006, 2009, 2011, 2012, 2014. Tre le grandi riforme costituzionali approvate, al netto di molte altre proposte e della significativa ma puntuale revisione dell'art. 81 Cost.: 2001, 2006, 2016.

Possibile che l'ingente numero di riforme dipenda solo dalla esigenza di star dietro ai rapidi cambiamenti in quella che in un recente libro di Erik Longo è stata definita, proprio a proposito delle trasformazioni della legislazione, l'«età dell'accelerazione»? O dietro questo riformismo esasperato c'è anche la necessità, tipica di sistemi politico-elettorali immaturi come il nostro, di screditare l'avversario e di dover dare seguito, in maniera più o meno di facciata, alle promesse con le quali ci si è distinti in campagna elettorale?

Ogni riforma legislativa è una promessa da compiere, o meglio da cominciare. L'importante, infatti, non è nemmeno cambiare le cose, ma iniziare a farlo, senza necessariamente andare in fondo, ma comunque in tempo utile a generare l'alibi di averci provato. L'avvio dell'erogazione del reddito di cittadinanza prima che fossero pronte le misure attuative ma in vista delle elezioni europee fornisce solo l'ultimo esempio di questa strategia politica.

Un governo inefficiente, allora, non è necessariamente un governo che fa male. Se il suo attivismo serve a cambiare ciclicamente le carte in tavola solo per ottenere da un lato il risultato di cancellare quanto fatto dai predecessori, dall'altro il ricordo di aver provato a fare qualcosa, per noi comuni cittadini diventa preferibile che all'incertezza dei continui cambiamenti vi sia la certezza che chi governa lo faccia solo a parole.

da Il Mattino, 22 maggio 2019