Fausto Carioti
Rassegna stampa
Pagheremo anche i balzelli ingiusti
I Comuni usano i trucchi del Fisco: l'avviso diventa cartella esattoriale
La riforma della riscossione degli enti locali inserita nella legge di bilancio consentirà ai sindaci di emettere accertamenti tributari immediatamente esecutivi come quelli inviati dalle Entrate

C'è una trappola nascosta, nella legge di bilancio all'esame del parlamento. Il governo l'ha chiamata «riforma della riscossione degli enti locali», ma di fatto è una nuova compressione dei diritti del contribuente. Da gennaio, infatti, entrerà in vigore un meccanismo che permetterà a Comuni e Regioni di inviare accertamenti immediatamente esecutivi per le loro imposte, tra cui bollo auto, Imu e Tari. E la cosa è grave, perché gli errori sono tanti e nel 34 per cento dei casi il contribuente che avvia il contenzioso ottiene, alla fine, sacrosanta ragione.

Come avviene già adesso per i tributi destinati allo Stato centrale, gli enti locali potranno recapitare un unico atto di accertamento che abbia tutti gli elementi per costituire titolo idoneo all'esecuzione forzata. A denunciare le conseguenze è l'Istituto Bruno Leoni (Ibl), benemerito pensatoio liberista. In pratica, spiegano i suoi economisti, «gli enti territoriali potranno pretendere il pagamento immediato (entro 60 giorni) delle somme pretese, senza che sia verificato che siano davvero dovute. Spetterà al contribuente l'onere di fare ricorso e chiedere la sospensione alla Commissione tributaria, assumendosi così il rischio di insuccesso se non riuscirà a dimostrare che dalla riscossione gli potrà derivare un danno "grave e irreparabile", cosa pressoché impossibile con importi relativamente contenuti, e con il rischio di una condanna alle spese in caso di rigetto della domanda cautelare».

Chi non paga subito o non chiede la sospensione potrà subire ipoteche, pignoramenti e il fermo dell'auto, saltando il passaggio dell'iscrizione a ruolo. Questo, chiosa l'Ibl, assieme all'inasprimento delle pene per i reati tributari e all'obbligo per i committenti (inclusi i semplici condomini) di fare da sostituto d'imposta per i lavoratori delle imprese appaltatrici, rende la manovra «un provvedimento di lacrime e sangue dal punto di vista delle procedure fiscali e tributarie», oltre che un concentrato di nuovi balzelli.

I dati delle Commissioni tributarie regionali dicono che sbagliare, per gli enti locali, è molto facile. In caso di controversia, al termine del giudizio d'appello il cittadino che presenta ricorso ha ragione nel 33 per cento dei casi che riguardano l'Imu e nel 31 per cento di quelli legati al pagamento della tassa sui rifiuti.

Quota che sale al 38 per cento per i contenziosi su Tosap e Cosap e al 43 per cento per i ricorsi sulle tasse automobilistiche. Ciò nonostante, col nuovo sistema il contribuente dovrà staccare l'assegno a Comuni e Regioni prima che sia accertata la correttezza delle loro richieste.

Tra i più colpiti, tanto per cambiare, c'è chi possiede una o più case. Per questo il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, chiede al parlamento di correggere il testo: «Nel sistema della fiscalità locale, come noto incentrato sulla tassazione degli immobili, non si sentiva certo il bisogno di una riforma che sbilancia a favore della parte pubblica un contenzioso tributario già difficile e oneroso per i contribuenti».

da Libero quotidiano, 16 novembre 2019