La provocazione c'era, e ha suscitato curiosità e interesse. La Lettera dei cento economisti preoccupati che il rigore possa far scoppiare Eurolandia va sicuramente contro corrente.
La provocazione c'era, e ha suscitato curiosità e interesse. La lettera dei cento economisti preoccupati che il rigore possa far scoppiare Eurolandia va sicuramente contro corrente. Per Alberto Mingardi, direttore generale dell'Istituto Bruno Leoni (Ibl) e liberista al 100% va anche fuori strada.
«Se davvero siamo a un tornante della storia - spiega - perché tirare dritto? I keynesiani immaginano che la crisi europea non abbia relazione con l'espansione dello Stato sociale. Le turbolenze dei mercati non ne segnalerebbero l'insostenibilità, ma rifletterebbero un "attacco", cui rispondere pantografando il welfare state a livello europeo: ampliando il bilancio dell'Ue, e proseguendo a livello comunitario sulla strada di alto indebitamento e fiscalità progressiva».
«Nessuna di queste proposte - continua Mingardi - metterebbe in sicurezza la finanza pubblica: esse ricalcano precisamente quei meccanismi che, a livello nazionale, ci hanno condotto dove siamo ora. L'idea di consentire l'apertura dei mercati solo a fronte di una "convergenza" normativa rivela come gli stessi firmatari della lettera pensino ad una sorta di "autarchia europea” Torna alla mente quanto fatto in occasione di altre, grandi crisi, con la conseguenza di comprimere la libertà economica nel breve periodo e frenare la crescita nel medio. Per citare Einstein, “follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”.
Da Il Sole24ore, 17 giugno 2010