osservazioni e commenti di due esperti del settore sulla proposta di riforma del mercato petrolifero
Cosa ne pensano gli esperti della proposta di riforma del mercato petrolifero delineata in una bozza di emendamento predisposta dal Dipartimento per l'Energia alla legge Comunitaria 2009? Cosa ne pensa in particolare il prof. Alberto Clô, che nel 1995, nella veste di ministro dell'Industria, fu l'artefice, insieme a Davide Pastorino che aveva lavorato a lungo al Cip, della stesura finale della legge sulle autorità di regolazione dei servizi di pubblica utilità, la famosa 481, da cui scaturì nel 1996 l'Autorità per l'energia?
“Le osservazioni e le perplessità emerse nelle settimane scorse in merito a queste proposte sono giustissime” risponde Clô. “Più che un passo indietro, mi sembra una svolta ad U, una tendenza politica già evidente da qualche tempo, di cui l'emendamento in questione mi pare solo un prosieguo. Un'iniziativa che rientra in quel proliferare di proposte per uno strisciante ritorno al controllo amministrativo dei prezzi dei carburanti che ho affrontato nell'editoriale dell'ultimo numero di Energia”. Secondo Clô, al cuore della questione vi sarebbe “l'incapacità della politica di accettare il mercato nelle sue dinamiche imprevedibili e altalenanti”. “Di fronte alla pressione dell'opinione pubblica, ma sostanzialmente delle associazioni dei consumatori e dei mass media, in presenza di aumenti dei prezzi del petrolio e dei suoi derivati, la politica non potendo restare ‘insensibile' non trova di meglio che appellarsi all'Antitrust o tornare su posizioni dirigiste”. Quanto poi al coinvolgimento dell'Autorità per l'energia, esso, rileva Clô, “appare del tutto al di fuori dello spirito e della ratio di una legge che assegnava alle autorità la regolazione dei settori in monopolio naturale (reti), la tutela dei consumatori dei servizi di pubblica utilità, la promozione della concorrenza (in partnership con l'Antitrust)”. “Cosa c'entri il mercato concorrenziale dei carburanti - e un domani perché non quello delle aree di servizio autostradali - proprio mi sfugge, se non con l'intendimento di reintrodurre una qualche forma di amministrazione del settore”. “Col bel risultato, conclude Clô, di aggravare ulteriormente una crisi che si profila molto grave per l'intero comparto del refining&marketing”.
Nell'editoriale “L'energia in Italia: tra ritorno al passato e futuri rischi”, Clô critica anche il riemergere dell'antica idea che la missione dell'Eni, in nome del suo perdurante “controllo pubblico”, sia quella di “calmierare” i prezzi dei prodotti petroliferi o del metano fino alla decisione di imporre per legge al Cane a sei zampe la cessione coatta di metano a prezzi inferiori ai suoi costi medi di approvvigionamento. “Ieri si sarebbe parlato di prezzi politici e di controllo amministrativo dei prezzi, oggi, molto più elegantemente, di gas release”. Quanto agli effetti della crisi sulla domanda di energia e all'idea che il peggio sia passato, Clô nell'editoriale osserva che l'impatto è stato superiore di circa 2 volte a quello delle due passate crisi/recessioni, che è importante capire non solo o tanto quando usciremo dalla crisi, ma come ne usciremo, posto che l'orologio del nostro sistema energetico è regredito di un decennio e che le prospettive su cui si ragionava si sono spostate in avanti di oltre un decennio, e terzo, che esorcizzare la crisi trascurandone gli effetti è esercizio fintamente consolatorio ma molto rischioso.
Lo stesso numero di Energia riporta anche un articolo del direttore ricerche e studi dell'Istituto Bruno Leoni, Carlo Stagnaro, sui tre miti che viziano la discussione pubblica sui prezzi dei carburanti in Italia, a cui l'autore rimanda per capire il suo pensiero anche sull'emendamento relativo alla proposta di riforma del mercato petrolifero. Un pendolo, quello dei prezzi, che continua a oscillare tra due estremi, trasparenza e opacità, con l'ultima misura, totalmente inapplicabile, fortemente costosa (se applicata) e di nessun ausilio per i consumatori, di obbligare i gestori a comunicare in tempo reale ogni variazione di prezzo, con un flusso di dati quantificabile addirittura nell'ordine di un milione/settimana. Per Stagnaro “pensare di poter assimilare la distribuzione dei carburanti a quella del gas e dell'elettricità non sta né in cielo nè in terra”. Perché, a differenza dei punti vendita carburanti che sono distribuiti sul territorio a macchia di leopardo e in concorrenza tra di loro, le reti del gas e dell'elettricità sono infrastrutture non replicabili, dove è presente un soggetto dominante con la necessità quindi di un ruolo regolatorio. Bizzarre secondo Stagnaro anche le proposte di sciogliere il vincolo tra compagnia e gestore e di fissare un prezzo settimanale. L'automobilista, a differenza dell'utente del gas e dell'elettricità, non ha alcun contratto con il fornitore e fa benzina dove gli pare e piace. E il gestore, dal canto suo, non è assimilabile al plurimandatario delle assicurazioni.
Da La Staffetta Quotidiana, 13 gennaio 2010