L’obiettivo implicito di queste misure è di spostare una parte della domanda di trasporto dalla strada alla ferrovia. Sarkozy sembra non accorgersi che la terapia proposta è già stata sperimentata negli ultimi decenni e non ha portato ad alcun risultato apprezzabile. Aumentare la dose del farmaco non migliorerà la situazione. L’attuale dotazione di linee ferroviarie ad alta velocità in Francia, pari a 1.400 km, è superiore a quella di Italia e Germania messe insieme. Nel Regno Unito, poi, l’unica tratta in esercizio è quella di quaranta chilometri che collega Londra con il tunnel sotto la Manica. Oltre agli ingenti investimenti per l’alta velocità, Oltralpe è stato attuato un rilevante programma di potenziamento delle infrastrutture per il trasporto collettivo in ambito urbano. Ciò nondimeno, come riconosciuto dallo stesso Sarkozy candidato, l’auto è rimasta il modo di trasporto prediletto dalla stragrande maggioranza dei francesi con una quota di mercato intorno all’85%.
Quale possa essere l’impatto delle misure annunciate la scorsa settimana al cospetto di Al Gore, lo si può intuire considerando il caso della linea ferroviaria Torino – Lione, progetto che il ministro dei trasporti francese Jean-Louis Borloo ha dichiarato essere “cruciale per la riduzione delle emissioni di gas serra e per la salvezza del nostro pianeta”.
Ora, nella migliore delle ipotesi, la costruzione della linea ferroviaria comporterebbe una riduzione delle emissioni di anidride carbonica pari a 125mila tonnellate per anno. Sembrano molte ma sono in realtà un’inezia: esse rappresentano infatti lo 0,0004% del totale mondiale o, in altri termini, equivalgono a due minuti di emissioni. Se costruissimo mille Torino – Lione, avremmo ridotto la produzione di CO2 a livello mondiale dello 0,4%. Un altro paragone può aiutarci a capire l’irrilevanza dei provvedimenti nel campo della mobilità auspicati da Sarkozy. Con una cifra equivalente a quella necessaria alla costruzione della Torino – Lione si potrebbero costruire cinque centrali nucleari. Immaginando che queste vadano a sostituire altrettante centrali di ugual potenza ma alimentate a carbone si avrebbe una riduzione delle emissioni pari a 40milioni di tonnellate. Sempre poche a livello globale ma comunque si avrebbe in tal modo un risultato 300 volte superiore a quello conseguibile con l’alta velocità e con un costo per il contribuente largamente inferiore (l’investimento nel caso delle centrali nucleari verrebbe ripagato in larga misura dai consumatori di energia elettrica).
Quanto all’ipotesi di introduzione di una tassa sulle emissioni di CO2, occorre ricordare in primo luogo che tale provvedimento dovrebbe essere alternativo e non complementare ai sussidi pubblici a favore di modi di trasporto o di produzione di energia caratterizzati da minori emissioni. E che, inoltre, l’attuale tassazione del carburante in Europa si attesta ad un livello di gran lunga superiore a quello ottimale nell’ottica della riduzione delle emissioni di CO2. La carbon tax per i trasporti c’è già, solo che si chiama con un altro nome: accisa sui carburanti.
D’altra parte, è lo stesso IPCC – l’organismo dell’ONU che si occupa dei cambiamenti climatici - a riconoscere implicitamente che la riduzione delle emissioni nel campo dei trasporti potrà avvenire solo grazie all’innovazione tecnologica: nell’ultimo rapporto relativo alle strategie di mitigazione delle emissioni, su cinquanta pagine di proposte di provvedimenti da adottare, solo poche righe sono dedicate al riequilibrio modale.
La strategia delineata dal presidente non solo non produrrà risultati positivi apprezzabili ma rischia anche di essere controproducente. La decisione di non ampliare l’offerta stradale anche laddove la domanda lo richiederebbe rischia di provocare un peggioramento delle condizioni di deflusso, un aumento della congestione e quindi dei consumi di carburanti e delle emissioni di CO2. È quanto sembra essere accaduto a Parigi negli ultimi anni a seguito della politica di riduzione dello spazio stradale a favore del trasporto collettivo e delle biciclette: l’utilizzo di bus e tram non è aumentato e gli automobilisti si muovono più lentamente e con maggiori emissioni rispetto a prima. Proprio un bel risultato.
Da Libero Mercato, 30 ottobre 2007
Figura 1- Riduzione delle emissioni di CO2 a parità di investimento (15 miliardi di Euro) [milioni di tonnellate]
Nota: a parità di investimento (15 miliardi di Euro) la costruzione di centrali nucleari consente una riduzione di emissioni pari a 320 volte quella conseguibile con la realizzazione della Torino - Lione