...adesso, si può sapere qual è la vera “versione” di Forza Italia? Sappiamo che, tornassero al governo, farebbero fare l’alzabandiera a scuola. Scusate se un liberista non si emoziona.

Il libro di Alesina e Giavazzi, “Il liberismo è di sinistra”, non è piaciuto ai liberisti di destra. Non gli fosse piaciuto per quello che c’è dentro, andrebbe bene. Magari gli autori apprezzerebbero, qualche critica intelligente. No, a destra semplicemente non è piaciuto il titolo: e non solo alla destra ingessata dei quotidiani d’area meno liberi di Libero, ma anche a quella ruspante, sanguigna e molto spesso para-reaganiana dei blog e dei siti Internet.
Su dove il liberismo stia, a destra o a sinistra, ha già detto tutto ieri il professor Angelo Panebianco sul Corriere. Capita episodicamente che l’asse della lotta politica ruoti sulla contrapposizione fra fautori e oppositori delle libertà economiche. Ma non può essere questo il caso, quando destra e sinistra si qualificano sempre di più per il loro approccio a questioni di carattere etico e culturale. E’ difficile che la mia posizione sull’eutanasia abbia a che fare con la mia valutazione circa quale debba essere l’aliquota massima dell’imposta sul reddito. Se la più parte dei votanti esprime il proprio voto in base a considerazioni come la seconda, è probabile che il liberismo si collochi di qua o di là. Se però la domanda politica è più una domanda di “identità”, l’offerta politica di conseguenza si orienterà a proporre slogan o soluzioni su immigrazione, aborto, crocefisso nelle scuole, eccetera. Il liberismo non sarà né a destra né a sinistra: occuperà qualche nicchia. E’ questo patentemente il caso dell’Italia di oggi.
Colpisce però la violenza della reazione al libro di Alesina e Giavazzi. Colpisce perché a naso si direbbe che anche i liberisti che “di sinistra” non sono, dovrebbero essere contenti se le loro idee hanno fortuna. Quando il presidente diessino della Provincia di Milano, Filippo Penati, dice e ridice pubblicamente che ha fatto per il miglioramento delle reali opportunità economiche delle classi umili ben di più la Ryan Air, di qualsiasi rivendicazione sindacale, dice una cosa vera e la dice da uomo di sinistra. Da liberista, mi si apre il cuore. Il genio del cristianesimo è stato gioire di ogni nuovo convertito, senza badare che fosse circonciso.
Invece la blogosfera azzurrina è tutta una cerimonia voodoo per Giavazzi-Alesina. Nota bene: l’amerikano Alesina è persona che difficilmente si sciuperebbe in un endorsement della socialista Hillary Clinton. Qualcuno scrive: dicono che il liberismo è di sinistra, poi citano la Thatcher. Capperi, tutto qui? Altri fanno notare che la nostra sinistra mica è tanto liberista. Ma se lo fosse di più, non sarebbe un bene?
Tutte reazioni “di branco”. Tanti cagnolini che pisciano per limitare il territorio. Nessuno che si chieda come è possibile che, alla vigilia della seconda finanziaria di TPS e Visco, due liberisti, e per giunta del prestigio accademico e editoriale di Giavazzi e Alesina, guardando alla politica italiana abbiano pensato che quel prestigio possa rendere meglio se “investito” a sinistra anziché a destra. Dopotutto, i sondaggisti scommettono che i berluscones saranno presto di nuovo al governo. Se Alesina e Giavazzi avessero un sogno ministeriale da coronare, quale momento migliore per mettersi al servizio di una parte politica per giunta povera di sponde intellettuali alla libera università di Poggibonsi, figuriamoci ad Harvard?
Azzardo. Alesina e Giavazzi pensano in realtà che, se anche Berlusconi rivincesse le elezioni, le tasse di nuovo non scenderebbero, non si andrebbe verso il sistema pensionistico “fully funded” (a capitalizzazione) da loro auspicato, non si riuscirebbe a liberalizzare il mercato del lavoro. E questo non solo e non tanto perché il sindacato farebbe di nuovo la voce grossa, ma perché la destra di opposizione è muta, su tutti questi temi. La Cdl ribatte l'Ulivo: ci promette due, tre, una o quattro aliquote dell’imposta sul reddito? Nella scorsa campagna elettorale, han fatto i pesci in barile. Pesava troppo l’imbarazzo di cinque anni di promesse fallite. Ma adesso, si può sapere qual è la vera “versione” di Forza Italia? Sappiamo che, tornassero al governo, farebbero fare l’alzabandiera a scuola. Scusate se un liberista non si emoziona.
Il titolo del libro di Alesina e Giavazzi (dico il titolo, perché dentro non c’è una riga che piacerebbe a Bertinotti) è la risposta imprevista a un dibattito abbastanza stucchevole di qualche giorno fa: quello sugli intellettuali liberali “a destra” (nel senso: in Forza Italia e in Parlamento). Si è detto: non ci sono, poi si sono alzate un po’ di manine. L’impressione è stata che ci siano ma non contino. Il contrario sarebbe stato meglio. Badate, non è questione di “posti”. La scelta dei ministri, o nella composizione di autorevoli consigli di amministrazione, risponde più a necessità di relazioni, reputazione e ricompense, che a presunti bisogni ideologici, ed è giusto che sia così. L’intellettuale deve lasciare un segno nell’agenda, non negli organigrammi. E’ possibile che ciò che propongono i liberisti sia poco appetibile per il centro-destra: ma allora hanno ragione Alesina e Giavazzi. O è possibile che il centro-destra semplicemente non si ponga il problema, che la sua leadership ritenga queste questioni di cultura politica assolutamente oziose. O che, a conti fatti, il voto dei liberisti sia talmente poca roba, che giustamente An, Lega, Forza Italia e Udc pensano ad altro.
Fosse così, da liberista sarei quasi contento. Perché a naso mi sembra invece che il centro-destra non sia attraente per gli intellettuali, liberisti o d’altro tipo, semplicemente perché non pensa al futuro. Ed il programma di governo per la volta prossima? Le nomenclaturine dei partiti rispondono: que sera, sera.
da
Libero, 9 settembre 2007