Romano, scherza con i fanti ma lascia stare i santi. Prodi ha chiesto l’aiuto della Chiesa cattolica, almeno una parolina nelle omelie, per combattere l’evasione fiscale.

Romano, scherza con i fanti ma lascia stare i santi. Prodi ha chiesto l’aiuto della Chiesa cattolica, almeno una parolina nelle omelie, per combattere l’evasione fiscale. Monsignor Bruno Forte ha avuto la prontezza di replicare al premier che fondamentale è la credibilità del legislatore.
Più indietro nella storia della Chiesa, prima del catto-comunismo da cui Prodi comprensibilmente si aspetta solidarietà, ci sono però risposte diverse, un po’ meno inclini a farsi piegare a bastone da abbattere sul capo degli evasori.
Non è tanto questione della bella faccia di chi governa, siamo a un fatto più elementare: le imposte, per essere pagate, devono essere pagabili.
Per Juan de Mariana, autore di un magistrale trattato sulla moneta, “la nostra principale e maggiore preoccupazione deve essere … di proporzionare le spese alle ricchezze e potenzialità dei singoli e che i tributi si relazionino alla necessità delle spese”. Il sovrano può tentare sì di riempire le casse dell’erario, ma “senza strappare un gemito o un lamento dai sudditi”. La natura intrinsecamente redistributiva della tassazione era chiara a Mariana, che lamentava la vista di ministri “caricati di migliaia di ducati di rendita; di dove è uscito questo, se non dal sangue dei poveri, dalle viscere di negozianti e pretendenti?”
Per Pedro Fernández de Navarrete, “le tasse alte hanno originato povertà. Temendo continuamente gli esattori delle tasse, gli agricoltori per evitare le vessazioni, preferiscono abbandonare la loro terra. Il solo paese piacevole è quello in cui nessuno teme gli esattori”. Ricorda Alejandro Chafuen, nel suo “Cristiani per la libertà” (Liberilibri), che Pedro de Navarra sosteneva che “le tasse possono essere tiranniche, non solo nel caso in cui chi le impone non ha la facoltà legale di farlo, ma anche se una persona viene tassata più di altre o se i fondi delle tasse vengono usati per un motivo personale o nell'interesse del principe invece che per il bene comune. In casi di estrema necessità, il popolo non è, in coscienza, obbligato a pagare”.
Questo vorremmo sentire in un’omelia – nel solco di una tradizione che, al di là della Scuola di Salamanca e poi di Mariana, è stata da noi quella del beato liberista Antonio Rosmini. Il quale anche oggi, in una predica, ricorderebbe guardando in faccia i tassatori che “l’assolutismo consiste principalmente nel comandare alla borsa degli altri”.
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Libero mercato, 2 agosto 2007