Istituto Bruno Leoni
Capezzone alla prova della verità
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Parte oggi, con una scelta scopertamente simbolica (il 4 luglio 1776 fu il giorno della Dichiarazione d’indipendenza americana), la nuova iniziativa di un Daniele Capezzone ormai del tutto sganciatosi dall'esperienza della Rosa del Pugno…
Parte oggi, con una scelta scopertamente simbolica (il 4 luglio 1776 fu il giorno della Dichiarazione d’indipendenza americana), la nuova iniziativa di un Daniele Capezzone ormai del tutto sganciatosi dall'esperienza della Rosa del Pugno e, soprattutto, dalla tutela asfissiante di Marco Pannella. Archiviate le polemiche (più o meno pretestuose) sull'assenteismo parlamentare e sulla cancellazione della trasmissione domenicale di Radio Radicale, il giovane presidente della Commissione Attività produttive è ora costretto a rimboccarsi le maniche e a metter mano a uno strumento organizzativo - network o movimento che sia - chiamato a rendere incisive le idee di quanti, in Italia, auspicano una riforma in senso autenticamente liberale delle istituzioni e dell'economia.

Quella di Capezzone è una scommessa tanto necessaria quanto carica di incognite.

È una battaglia che va condotta perché c'è indubbiamente un'area politico-culturale assai significativa del Paese che ormai è orfana: dopo cinque anni di governi Berlusconi-Tremonti che solo in extremis hanno fatto registrare una lievissima diminuzione della tassazione e dopo che il ritorno della coppia Prodi-Visco ha fatto sì che il livello della pressione tributaria sia divenuto insopportabile per una gran parte degli italiani. Se mercato e "mercatismo" sono spesso ritenute parolacce a destra come a sinistra, è bene che vi sia qualcuno che abbia il coraggio di chiedere meno Stato, meno leggi, e soprattutto più libertà d'azione per quanti vogliono fare e intraprendere.

C'è insomma necessità di una forza politica che - contro la Lega e gli altri protezionisti di casa nostra - combatta ogni nazionalismo economico e rivendichi il diritto di chiunque a comprare il "made in China", ma che egualmente sappia assecondare le spinte (fortissime al Nord) in direzione di una riforma radicale dell'attuale assetto unitario, centralizzato e giacobino. È ormai evidente l’esigenza di una forza coerentemente liberale, che sappia esaltare la concorrenza a tutti i livelli, in economia come in politica, e che avverta l’urgenza di restaurare i valori del merito e della responsabilità, umiliati dall'assistenzialismo redistributivo.

Se la formazione di Capezzone saprà muoversi con determinazione troverà consensi considerevoli, anche aggregando realtà molto diverse. Si tratta, a ogni modo, di un'iniziativa che si espone a vari rischi perché dovrà presto fare i conti con scelte strategiche fondamentali: dal rapporto con il mondo cattolico a quello con l'universo delle professioni, per non parlare della collocazione sull'asse destra-sinistra. Se da un lato è ipotizzabile che sul fronte dell'economia il nuovo network liberale cercherà in primo luogo - con tutti i rischi che ciò può comportare - di stringere rapporti quanto più stretti sia possibile con la galassia confindustriale, mentre probabilmente sarà evitato ogni fondamentalismo laicista (del tutto dannoso per chi voglia persuadere con un programma antistatalista tanto semplice quanto glamour), la scelta tra Prodi e Berlusconi è in qualche modo obbligata e pone serie difficoltà a un movimento che voglia schierarsi con serietà a difesa dei diritti individuali e del mercato. Consapevole delle difficoltà, Capezzone ha già fatto sapere che intendere delineare al più presto la collocazione della nuova creatura.

Ma quale che sia la scelta che andrà a fare, una cosa è importante: che i contenuti liberali siano cristallini e che sia forte la voglia d'interpretarli con realismo e determinazione.

Da Il Tempo del 4 luglio 2007
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