Istituto Bruno Leoni
Appello dell’IBL: Telecom, sì al modello inglese, no al modello sovietico
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Assieme con alcuni importanti parlamentari ed intellettuali, l’Istituto Bruno Leoni è promotore di un appello a favore del modello inglese di separazione dell’ultimo miglio da Telecom Italia, e contro il “modello sovietico” di esproprio della rete…
Assieme con alcuni importanti parlamentari ed intellettuali, l’Istituto Bruno Leoni è promotore di un appello a favore del modello inglese di separazione dell’ultimo miglio da Telecom Italia, e contro il “modello sovietico” di esproprio della rete per decreto. L’appello, anticipato oggi dal quotidiano “Il Foglio”, è stato firmato da numerosi politici, come Renato Brunetta (Fi), Daniele Capezzone (Rnp), Natale D’Amico (Margherita), Bendetto Della Vedova (RL), Antonio Martino (Fi), Maurizio Sacconi (Fi), Stefano Saglia (An) e Bruno Tabacci (Udc). Hanno aderito anche economisti ed intellettuali, tra cui Enrico Colombatto, Franco Debendetti, Oscar Giannino, Giorgio Rebuffa e Sergio Ricossa, presidente onorario dell’IBL.

Scopo di questa iniziativa è indicare non solo una linea di intervento sull’ultimo meglio, ma anche una richiesta di sobrietà rispetto ad un attivismo che, a bocce ancora non ferme sugli assetti azionari di Telecom, rischia di avere effetti imprevisti e deleteri sul mercato.

Il testo integrale dell’appello e la lista dei primi firmatari sono disponibili qui sotto. È possibile aderire inviando un’email all’indirizzo sialmodelloinglese@brunoleoni.it


SI’ AL MODELLO INGLESE, NO AL MODELLO SOVIETICO

Siamo non da ieri convinti che una separazione dell’ultimo miglio della rete fissa dall’operatore dominante sarebbe molto utile, per consentire una concorrenza più intensa e portatrice di maggiori benefici al consumatore. Siamo convinti che il modello di separazione funzionale inglese sia una realtà con la quale confrontarsi, e da cui imparare. Ma sappiamo anche che la soluzione “Openreach”, in Inghilterra, non è stata il risultato di una decretazione d’urgenza. Siamo cioè consapevoli che l’intervento in questo campo non può essere assunto in maniera frettolosa e, per di più, durante una transazione che riguarda proprio l’impresa interessata. Non si può rimediare al disinteresse passato per la questione con un sospetto ed eccessivamente repentino attivismo. Né è tollerabile che la politica, attraverso le dichiarazioni di ministri o di esponenti dell’uno o dell’altro schieramento, rischi di falsare gli andamenti borsistici o di determinare, a causa di un’incertezza artificiosa, oscillazioni dei titoli di aziende quotate che forse richiederebbero maggiore attenzione da parte della Consob.



Ciò che serve, ora, non è una regolazione ritagliata sul profilo degli azionisti presenti e futuri di Telecom, ma un dibattito franco e fruttifero sulle diverse soluzioni possibili al problema dell’ultimo miglio. In questo frangente, sta alla politica contribuire a creare una salda barriera, almeno nell’opinione pubblica, rispetto alla possibilità che il regolatore diventi oggetto di “cattura” da parte degli ex monopolisti. Una cosa è il modello inglese: modello di concorrenza, di civiltà, di equità nell’accesso, di libertà per consumatori e competitori. Un’altra cosa è mascherare da rivoluzione regolatoria un esproprio per lesa sovranità nazionale.

Chiediamo al governo e al Parlamento di adoperarsi per un dibattito aperto, e di evitare l’eterno ritorno del bullismo regolatorio. Per questo diciamo sì al modello inglese, e diciamo no al modello sovietico.

Renato Brunetta, Daniele Capezzone, Enrico Colombatto, Natale D’Amico, Franco Debenedetti, Benedetto Della Vedova, Ernesto Felli, Oscar Giannino, Paolo Messa, Antonio Martino, Alberto Mingardi, Carlo Pelanda, Giuseppe Pennisi, Giorgio Rebuffa, Sergio Ricossa, Maurizio Sacconi, Stefano Saglia, Carlo Stagnaro, Bruno Tabacci, Marco Taradash, Massimiliano Trovato.

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