Istituto Bruno Leoni
Prodi contro l'IBL
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Per il portavoce di Romano Prodi, Silvio Sircana, l'Istituto Bruno Leoni è un think tank che “mi verrebbe da definire molto tank, nel senso di mezzo blindato”. Sircana lo scrive in una lettera al Corriere della sera, in risposta ad un articolo…
Per il portavoce di Romano Prodi, Silvio Sircana, l’Istituto Bruno Leoni è un think tank che “mi verrebbe da definire molto tank, nel senso di mezzo blindato”. Sircana lo scrive in una lettera al Corriere della sera, in risposta ad un articolo nel quale Piero Ostellino riprendeva le critiche mosse sul Wall Street Journal da Carlo Stagnaro all'operato del governo.

Prendiamo atto dell'opinione di Sircana, consapevoli che per fare bene il nostro mestiere essere invisi al governo in carica, se non è sufficiente, è perlomeno necessario. Ci piacerebbe ricordare a Sircana che posizioni analogamente critiche nei confronti dell'esecutivo ci erano valse una silenziosa inimicizia da parte di quanti avevano preceduto lui e Prodi a Palazzo Chigi, quando - fra l'altro dalle stesse colonne - ci era apparso opportuno denunciare “
Silvio's Empty Promises”.
Le analisi dell’Istituto Bruno Leoni, del suo Executive Team, dei suoi Fellows, degli intellettuali e studiosi che abbiamo spesso l’onore di ospitare, sono coerenti con una prospettiva che mette al centro le idee di libertà individuale, concorrenza, mercato. Sappiamo bene che la politica insegue spesso altre logiche. Ci fa piacere constatare che il nostro lavoro è abbastanza efficace, da meritarsi gli strali del portavoce del Presidente del Consiglio.
(Alberto Mingardi, Direttore Generale, Istituto Bruno Leoni)


In questi mesi si è spesso parlato della comunicazione come di uno dei problemi irrisolti del governo, specie a proposito della Finanziaria. Adesso Piero Ostellino ( Corriere, 3 febbraio) teorizza che le ultime politiche economiche approvate dal Consiglio dei ministri abbiano avuto riscontro grazie a una sapiente regia di marketing e di comunicazione, imputando ai media la colpa di non approfondire i contenuti e l'analisi. I mezzi di informazione, sostiene, si limitano a fare proprie le verità preconfezionate dal governo. Ovviamente non spetta a me difendere i mezzi di comunicazione, anche se mi piace sottolineare come in questi otto mesi certo il governo non abbia goduto di trattamenti di favore, regola peraltro giusta e doverosa quando si amministra un Paese e si deve rendere conto del proprio operato.

Mi vorrei invece soffermare sulla seconda parte del j'accuse di Ostellino. Egli sostiene che solo alcuni editorialisti liberal di testate straniere hanno seguito la «buona regola» dello studiare, confrontare, spiegare. Per sostenere la sua tesi rigorosamente anglosassone, Ostellino cita nientepopodimenoche il giovane ingegnere Carlo Stagnaro, direttore della Sezione energia dell’Istituto Bruno Leoni (un think tank che difficilmente può dichiararsi non schierato e che, visti i toni che caratterizzano le sue produzioni, mi verrebbe da definire sicuramente molto tank, nel senso di mezzo blindato… ) che un giorno sferza accuse sull'edizione europea del Wall Street Journal (non sul Financial Times, come sostiene Ostellino) e il giorno dopo sul Foglio.

Articoli dove l'imputato ha un nome e cognome, Romano Prodi e dove i capitoli di studio e di analisi sono spesso sentenze precostituite, scenari da fiction e appelli alla libertà economica, purché non sia di questo governo. Se questo per Ostellino è il solo esempio di giornalismo da seguire, l'unico punto di condivisione che mi resta dopo la lettura del suo pezzo è il titolo della sua rubrica: il dubbio.

Silvio Sircana
Portavoce del Presidente del Consiglio
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