Web Tax: un’imposta illegittima, inutile, dannosa e autolesionista
Non si possono scegliere i princìpi di tassazione che più fanno comodo a seconda dell’identità del contribuente
L'Istituto Bruno Leoni invita il Parlamento a tornare sui propri passi a proposito della web tax, il provvedimento che imporrebbe alle imprese italiane di acquistare servizi online unicamente da soggetti muniti di partita IVA italiana. Secondo Massimiliano Trovato, Fellow IBL e autore del Focus “Destinazione IVAlia. Quando la cattiva politica digitale incontra la cattiva politica fiscale”  (PDF), «si può certamente discutere se i tradizionali meccanismi impositivi siano ancora adeguati in un’epoca in cui l’economia digitale ha abbattuto le distanze e i costi di transazione; quel che non si può fare è scegliere i princìpi che più fanno comodo a seconda dell’identità del contribuente».

«La web tax – continua Trovato – è un’imposta illegittima, perché contrasta con gli obblighi internazionali dell’Italia; inutile, alla luce degli obiettivi dei suoi stessi proponenti, perché ai servizi prestati elettronicamente ai soggetti passivi già oggi si applica l’IVA italiana e perché la titolarità di partita IVA non potrebbe dimostrare alcuna “stabile organizzazione”; dannosa, perché finirebbe per marginalizzare le imprese italiane online; e autolesionista, perché pregiudicherebbe la reputazione commerciale del paese.
Il Focus “Destinazione IVAlia. Quando la cattiva politica digitale incontra la cattiva politica fiscale” è liberamente scaricabile da qui (PDF)
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