Mingardi: l'articolo 18 simbolo da cancellare
Coerente con il racconto secondo il quale l'imprenditore è sostanzialmente un sadico
«Sullo scoglio dell'articolo 18 si sono schiantate tutte le riforme del lavoro». Una constatazione netta che suona quasi come una sentenza. E non fa immaginare un cammino agevole del negoziato tra governo e parti sociali. «Sulla revisione di questa norma - spiega Alberto Mingardi, direttore generale dell'istituto Bruno Leoni - hanno puntato tutti i governi, di centro-destra e di centro-sinistra. E per chi si opponeva a una maggiore flessibilità del mercato, l'articolo 18 è così diventato sostanzialmente un simbolo».

Una sorta di totem...
«Diciamo, l'ultima trincea che deve essere difesa per ragioni eminentemente simboliche».

E magari ideologiche?

«Mettiamola così, è diventata la narrazione della storia del lavoro che una parte della nostra società continua a propalare. Ed è coerente con il racconto secondo il quale l'imprenditore è sostanzialmente un sadico e sopprimere professionalità all'interno dell'azienda dà solo benefici e non costi nulla. Come se l'investimento sul capitale, umano non ci fosse stato. Quindi c'è una narrazione da lotta di classe in cui l'articolo 18 viene messo sugli scudi come risultato tangibile delle lotte sul lavoro. E per questo lo si difende a prescindere e ogni volta che si arriva a parlarne la discussione si arena».

E c'è il rischio che si areni anche questa volta. O no?
Il rischio c'è, ma stavolta c'è stato un investimento molto forte da parte del governo sulla improrogabile necessità di una riforma. Cioè di portare l'Italia sugli standard degli altri Paesi europei, addirittura di farne un modello. Ricordo anche che lo scorso agosto la Bce ci ha inviato una lettera nella quale era evidente la richiesta di rivedere le norme sul mercato del lavoro».

Ma non è che l'articolo 18 venga considerato uno scalpo da conquistare anche per l'Europa?

«Nei giorni scorsi il vice presidente di Confindustria Bombassei ha detto una cosa, secondo me, molto saggia e cioè che l'articolo 18 provoca un blocco psicologico ai nostri imprenditori. Questa soglia dei 15 dipendenti trasmette alla maggioranza delle aziende italiane l'idea di un limite oltre il quale, se si sceglie di crescere, spunta una serie di problemi che penalizzano le ristrutturazioni».

Come finirà?
«Se il governo non riuscirà a condurre in porto la riforma mi chiedo come potrà andare avanti. Quella del lavoro non è una questione periferica, ma una delle priorità».

Un governo che però non tratta, non concerta dicono i sindacati.
«Le posizioni sono abbastanza chiare, cosa c'è da concertare ancora?».

Da Il Messaggero, 25 febbraio 2012
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