
Il riscaldamento globale? Tutte balle. Lo dice all’Indipendente Richard Lindzen. Professore di meteorologia al prestigioso MIT di Boston, con oltre 200 pubblicazione scientifiche all’attivo, nel 2001 è stato uno degli autori di un capitolo (“Processi fisici e feedback climatici”) del rapporto IPCC sui mutamenti climatici. Secondo Gianfranco Bologna, direttore di WWF Italia, Lindzen è l’unico scienziato credibile tra quelli che avversano il catastrofismo verde (quanta grazia…). Per l’ex vicepresidente americano Al Gore, “allarmista in capo”, tutti gli “scettici” sono pagati dall’industria del petrolio, e quindi ciò che dicono vale nulla – tutti tranne Richard Lindzen. Insomma: la sua serietà nessuno osa metterla in discussione.
Professor Lindzen, è vero che il clima sta cambiando?
Certo che sì. Il clima cambia sempre, e in generale si tratta di mutamenti del tutto naturali.
Le misurazioni sembrano rivelare una tendenza al riscaldamento, che si sarebbe manifestata nell’ultimo secolo e mezzo…
Bé, quello che abbiamo osservato è un riscaldamento di circa mezzo grado. Le fluttuazioni naturali della temperatura sono dello stesso ordine di grandezza. Nulla di cui spaventarsi.
E’ facile invitare alla calma. Ma i modelli climatici non sono così rassicuranti.
Secondo i modelli, dato l’aumento della concentrazione atmosferica di gas serra, avremmo dovuto subire un riscaldamento di circa 2 gradi. Invece la temperatura non è aumentata che di mezzo grado. Lei si fida di questi modelli?
Io no. Molti ambientalisti sì, però. Dica la verità: le attività industriali sono responsabili di quello che sta accadendo?
Certo, in qualche maniera i gas serra di origine umana contribuiscono all’effetto serra. Il problema è che questo contributo è talmente minuscolo che non possiamo neppure misurarlo. Spesso ho sentito dire che non v’è più alcun dubbio che l’uomo stia influenzando il clima; la sola domanda è come e quanto: non è una domanda da poco.
Si dice che i mutamenti indotti dall’uomo siano potenzialmente pericolosi.
La Terra è stata creata, o comunque si è evoluta, in modo da sopravvivere alle avversità, e i suoi meccanismi di sopravvivenza sono ben progettati. Invece, qualcuno afferma che l’unico modo di proteggerla sia affidare il nostro futuro a una pletora di burocrati onniscienti…
Gli scienziati sono così cinici?
Gli scienziati sono uomini, cioè creature politiche. Per la maggior parte, sono di sinistra: a loro piace uno Stato che detti le regole. Probabilmente, molti di loro direbbero che le conoscenze scientifiche non bastano a giustificare tutto ciò, ma la prospettiva nondimeno gli garba.
Nel dubbio, comunque, non sarebbe meglio mettere da parte i combustibili fossili?
Volentieri, se mi suggerisce un’alternativa…
Il nucleare?
Bellissimo. Ma da solo non basta. E poi agli ambientalisti non piace.
Le fonti rinnovabili?
Non sono in grado di produrre l’energia necessaria a un prezzo competitivo.
Il protocollo di Kyoto?
Su una cosa tutti concordano: Kyoto non serve a nulla, neppure se fosse vero che l’uomo sta causando chissà quale cataclisma.
Insomma, a lei gli ecologisti proprio non piacciono: perché?
Non è che non mi piacciano loro; non mi piacciono le loro idee politiche. Pretendono di cambiare la natura dell’uomo, diminuendo il nostro tenore di vita e mobilitando la società verso un’utopia irraggiungibile.
(Da L'Indipendente, 31 dicembre 2004)