Carlo Lottieri
Rassegna stampa
12 febbraio 2021
Il ministero "green" e le risorse dell'Europa
Il ministero della transizione ecologica servirà a soddisfare la "voglia di natura" che domina la sinistra da quando ha abbandonato il marxismo
Nelle scorse ore è stato reso pubblico che nel prossimo esecutivo vi sarà un ministero per la transizione ecologica. L'idea era stata inizialmente formulata da una parlamentare di Leu, Rossella Muroni, ma poi è stata fatta propria dai Cinque Stelle, che hanno condizionato la loro presenza nella nuova maggioranza proprio alla creazione di questo dicastero, a cui spetterà di gestire gran parte di quel nuovo debito pubblico che va sotto il nome di Recovery Fund.

In questa fase, caratterizzata dall'emergere del governo Draghi, s'assiste alla volontà di evitare scontri e discussioni. Eppure essere scettici nei riguardi di tale ministero non significa voler distruggere l'ambiente. Semmai deve essere chiaro come questa proposta sia figlia di una cultura che muove dall'idea che la civiltà sia qualcosa di negativo, che l'industria vada combattuta, che il sistema capitalistico sia la fonte di tutti i nostri problemi e che l'unica crescita da ricercare sia quella negativa (la ben nota "decrescita felice").

Al momento nessuno può sapere con esattezza come opererà questo ministero. È chiaro, però, che esso dovrebbe servire a incanalare verso investimenti "verdi" o presunti tali molte delle risorse che l'Unione sta per darci in prestito. E poiché quello che si annuncia sarà un governo di larghissime intese, basato su contrastanti apporti politici e sul favore di tanti gruppi di interesse (dai sindacati alla Confindustria), è facile profetizzare che esso servirà a soddisfare la generica "voglia di natura" che domina la sinistra da quando essa ha abbandonato marxismo e industrialismo, da un lato, e a riempire le tasche di quanti si autoproclameranno paladini di un'inedita civiltà ambientalista.

Vedremo insomma una serie di imprese private (gli "amici degli amici") e pubbliche (gli apparati direttamente controllati dai politici) che saranno inondate di denaro. In fondo, l'ecologismo è oggi l'ultima versione del dirigismo: della pretesa da parte di alcuni di sapere dove si deve andare tutti e dell'illegittima volontà di utilizzare le risorse di ognuno per raggiungere obiettivi specifici, anche se a taluni possono legittimamente apparire assurdi e ingiustificati.

Non c'è allora da applaudire di fronte a questo progetto che muove dalla retorica di Greta Thunberg e che con ogni probabilità è destinato ad approdare - dopo avere soddisfatto i soliti interessi consolidati e parassitari - in quel confuso coagulo di pulsioni di cui si alimenta la formazione inventata da Beppe Grillo. Perché se è vero che i Cinquestelle sono ormai un partito che non pesa più molto e che in ogni sondaggio registra livelli di consenso sempre inferiori, si tratta comunque della formazione che vanta il maggior numero di eletti nel parlamento attuale.

Dopo decenni di sprechi e assistenzialismo, e dopo un anno durante il quale il governo ha bloccato larga parte del sistema economico, se dinanzi agli immensi problemi che abbiamo da affrontare ci fosse un'ipoteca di Grillo e dei suoi adepti, il destino dell'Italia potrebbe essere quello di un paese destinato a declinare sempre di più, costringendo a emigrare un numero crescente dei propri giovani.

da La Provincia, 12 febbraio 2021