Carlo Stagnaro
Rassegna stampa
1 marzo 2021
Lost in transition
È possibile salvare l’ambiente senza sacrificare il benessere?
Si può salvare l’ambiente senza sacrificare l’economia? Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ne ha fatto una questione centrale del suo mandato: “Proteggere il futuro dell’ambiente, conciliandolo con il progresso e il benessere sociale, richiede un approccio nuovo”, ha detto nel discorso della fiducia. La scelta di affidare a Roberto Cingolani un ministero della Transizione ecologica (in parallelo a quello della Transizione digitale di Vittorio Colao) ne conferma l’importanza all’interno del programma italiano di ripresa e resilienza. Non sono solo l’urgenza della questione climatica e la crescente attenzione dell’opinione pubblica a spingerci in questa direzione, ma anche l’evoluzione stessa della politica europea. Il 37 per cento delle risorse di Next Generation Eu andrà obbligatoriamente impegnato su progetti relativi alla trasformazione green. D’altronde, l’Italia e gli altri stati membri dell’Unione dovranno sostenere enormi investimenti per raggiungere l’obiettivo di lungo termine di azzerare le emissioni nette di CO2 e altri gas serra entro il 2050, e quello di medio termine di ridurle del 55 per cento rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030. La strada è lunga e il tempo è breve: attualmente, le emissioni sono all’incirca del 20 per cento inferiori al 1990 (senza tenere conto del brusco crollo del 2020, dovuto ovviamente al Covid). Rivoluzionare il modo in cui produciamo e consumiamo energia – e dunque i nostri comportamenti privati e i processi produttivi delle imprese – può apparire un’utopia.

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