IBL
La strategia del golden power
La dichiarata difesa della sicurezza nazionale si fonda su assunti a dir poco dubbi
Il golden power, che il governo sta pensando di esercitare su Sparkle, una società del Gruppo Tim che gestisce cavi sottomarini, consiste nel porre un veto (o comunque porre condizioni) a qualunque passaggio di controllo su asset ritenuti strategici per la sicurezza nazionale.

La sicurezza nazionale è sicuramente qualcosa di molto importante, inevitabile lo siano anche imprese e produzioni "strategiche" per essa. Dietro questa formula così apparentemente di buon senso, però, stanno due assunzioni che lo sono un po' meno.

La prima è lo stesso concetto di "strategicità": l'esperienza insegna che è strategico ciò che il Governo dice che è strategico. È una tautologia in mano a chi ha interesse ad acquisire il golden power. Sebbene la legge tenti di porre dei vincoli, nei fatti qualunque asset presenta caratteristiche che possono farlo rientrare in questa categoria: negli anni sono state definite strategiche le reti delle telecomunicazioni e dell'energia elettrica, l'acciaio, le autostrade, le ferrovie, l'Alitalia, l'Ansaldo Energia, le catene alberghiere, e chi più ne ha più ne metta.

La seconda assunzione è che dare al Governo l'ultima parola sulla proprietà degli asset sia il modo migliore per garantire un presunto interesse nazionale legato al loro controllo. La politica ha mille modi per perseguire i propri obiettivi: fa e disfa leggi, introduce tasse ed esenzioni fiscali, scrive e cambia le regole del gioco. Davvero tutto questo non basta a impedire un uso distorto degli asset presunti strategici? L'insistenza su proprietà e controllo, a ben guardare, non risponde a esigenze di "interesse nazionale" ma a un interesse molto più concreto: quello di mantenere una qualche forma di controllo su aziende parzialmente o totalmente privatizzate.

Mentre aspettiamo di sapere se il governo eserciterà il golden power, un risultato l'esecutivo l'ha già raggiunto: aprire mesi fa un dossier che poteva tranquillamente restare chiuso, dando già ora la conferma che il nostro paese accoglie, sì, gli investimenti, come dichiara sempre, purché lo Stato ci metta il naso.

12 Ottobre 2017