Francesco Ramella
Rassegna stampa
Inquinamento e salute, le politiche della mobilità non servono a (quasi) niente
Francesco Ramella è ingegnere dei trasporti; insegna “Trasporti e Logistica” presso l’Università di Torino; research fellow dell’Istituto Bruno Leoni e di IREF; vicepresidente di Bridges Research.

Nelle scorse settimane, a seguito del superamento di alcuni limiti previsti dalla vigente normativa europea, sono stati attuati divieti di circolazione estesi anche a veicoli di recentissima immatricolazione e si è riproposta come misura strutturale il potenziamento dei trasporti collettivi. Tali provvedimenti vengono di norma giustificati alla luce della “emergenza smog”. Ma siamo davvero in presenza di una situazione emergenziale? E qual è l’efficacia, l’efficienza e l’equità dei provvedimenti adottati?

Dov’è l’emergenza?
È possibile considerare l’inquinamento atmosferico alla stregua di un terremoto, di un’alluvione o di un incendio, ossia di circostanze impreviste che richiedono misure di intervento immediate e radicali?

A giudicare dai dati di cui disponiamo, la dizione non appare corretta. La qualità dell’aria nelle città di tutti i Paesi occidentali è in costante miglioramento da svariati decenni. Oggi, a livello mondiale, l’inquinamento con maggiore impatto è quello indoor nelle abitazioni dei Paesi più poveri dove si registrano concentrazioni di polveri sottili pari a circa venti volte quelle outdoor in Europa (Figura 1).

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