Antonio Martino
Rassegna stampa
4 febbraio 2010
Ingloriosa fine di una bufala planetaria
“Date retta a coloro che cercano la verità ma non fidatevi di quanti sostengono di averla trovata”
“Date retta a coloro che cercano la verità ma non fidatevi di quanti sostengono di averla trovata”, così sosteneva Andrè Gide e questa preziosa raccomandazione apre l’ultima  circolare di un sito inglese (Benny Peiser) dedicata allo stato del dibattito sul clima. In realtà, date le non esattamente gradevoli temperature di questi giorni, il momento appare particolarmente adatto per fare il punto della situazione delle catastrofiche previsioni sul riscaldamento globale.

I profeti di sciagure non sono attualmente in un particolare stato di grazia: molte delle loro terrificanti asserzioni sono state ignominiosamente sbugiardate. Per esempio, abbiamo appreso che le conclusioni del gruppo di esperti dell’Onu sull’incombente scomparsa dei ghiacciai erano in realtà basate … sulla tesi di laurea di uno studente e su un articolo di una rivista di alpinismo! La rivelazione ha costretto l’IPCC (il gruppo intergovernativo di esperti del riscaldamento globale) all’inizio di gennaio ad imbarazzate ed umilianti scuse. La tesi di laurea in questione era stata scritta da uno studente svizzero e basata su interviste fatte a guide alpine. Quanto all’articolo, si fondava su pareri raccolti fra scalatori che raccontavano ciò che avevano visto nel corso delle loro ascensioni. Se sono queste le basi scientifiche delle previsioni dei teorici del riscaldamento globale, possiamo stare tranquilli!

C’era del resto stata prima la storia dell’imminente (nel 2035!) fine dei ghiacci dell’Himalaya, previsione basata su voci raccolte a caso e priva di qualsiasi supporto. Lo scandalo seguito a questa storia aveva condotto alla richiesta di sciogliere l’IPCC, ma la maggioranza degli esperti aveva difeso ad oltranza il lavoro del gruppo sostenendo che si trattava soltanto di un insignificante incidente di percorso e che la maggior parte del lavoro del gruppo disponeva di solide basi scientifiche.

Quanto all’Onu, un suo rapporto prevede che il riscaldamento globale spazzerà via il quaranta per cento delle foreste dell’Amazzonia. Bene, scopriamo che questa orripilante prospettiva .. era basata su voci diffuse da attivisti verdi e totalmente prive di base scientifica!

C’è poi la storia dei messaggi di posta elettronica degli scienziati dell’istituto di ricerche sul clima dell’università di East Anglia intercettati, che mettono in evidenza lo scarso rispetto per la verità di questi insigni studiosi, interessati più a convincere l’opinione pubblica della bontà delle loro idee che non a far conoscere gli esiti di ricerche rigorose.

Quanto le mail in questione suggeriscono è che il dottor Phil Jones ha collaborato ad occultare le deficienze dei dati cinesi sulle temperature che aveva usato a sostegno della sua ricerca sulla forza del recente riscaldamento globale. Secondo il quotidiano inglese Guardian (1 febbraio) i dati, ottenuti da studiosi americani da collaboratori cinesi, non possono essere verificati .. perché non più reperibili! D’altronde i dati a nostra conoscenza suggeriscono che quelli irreperibili erano del tutto sbagliati!

E ancora: la conferenza di Copenhagen conclusasi con un tragicomico fallimento dimostra quanto seriamente i governi di molti paesi prendano le catastrofiche previsioni dei teorici del riscaldamento globale. Infine, ma certamente più importante, l’origine dell’aumento delle temperature, ammesso che esista e non sia un’invenzione della creatività degli studiosi, non è affatto detto che sia da imputare alle attività produttive dell’uomo. E’ quindi del tutto gratuita la convinzione che sia necessario limitare o impedire le attività umane per contenere l’emissione di anidride carbonica, impedendo così la catastrofe del  riscaldamento globale.

Il vero problema a me sembra costituito non dalla diffusa ignoranza della gravità della minaccia, non è vero che l’opinione pubblica ne sa poco, ma al contrario dal fatto che ne sa troppo, sa troppe cose che non sono vere. E’ questa sistematica, ossessiva, propagazione di disinformazione il vero obiettivo degli eco-catastrofisti. Sono motivati dall’interesse personale, dal desiderio di ottenere finanziamenti per le loro ricerche, ed ispirati dalla viscerale avversione nei confronti del mondo moderno, nel convincimento che è l’uomo e le sue attività il vero pericolo per la natura. Se solo non ci fossero esseri umani!

Evidentemente Lao Tse aveva visto giusto già sei secoli prima di Cristo: “quelli che sanno non prevedono, quelli che prevedono non sanno”!