Serena Sileoni
Rassegna stampa
In scienza e coscienza: in nome di Ippocrate
Come stabilire un equilibrio tra contenimento della spesa e soddisfacimento della domanda di cura?
Ricerca, innovazione ed equilibrio tra contenimento della spesa e accesso alle cure. Sono queste alcune delle sfide più importanti con cui deve confrontarsi il nostro Servizio sanitario nazionale.

Individuare un equilibrio tra contenimento della spesa e soddisfacimento della domanda di cura non è semplice e rappresenta uno dei primi ardui compiti a cui sono chiamati gli attori politici italiani. Non si tratta di un obiettivo impossibile da raggiungere. C'è da considerare, però, una priorità. Più che di una priorità, anzi, si tratta di un rischio, quello di attribuire la prelazione alle esigenze di spesa, sacrificando il principio ippocratico della libertà prescrittiva del medico secondo scienza e coscienza. Se bisogna individuare una priorità, questa non è la spesa. Ciò non significa che quest'ultima non debba avere vincoli, ma che non può essere messa in contrapposizione con le scelte del medico.
In buona sostanza, la responsabilità del medico e la possibilità dei pazienti di affidargli la nostra salute e la nostra vita non possono essere sacrificate da aprioristiche esigenze di spesa.

Occorre rendere sostenibile la spesa sanitaria senza intaccare l'ultimo decisore della salute delle persone. C'è una notevole differenza, infatti, tra tenere a bada la spesa sanitaria e costruire il servizio sanitario non sulla base della domanda di salute, ma sulla base dell'offerta, a prescindere dalle necessità di cura. Pensiamo al caso della mobilità sanitaria. Vi sono Regioni nel nostro Paese in cui la salute non è garantita perché l'offerta non è costruita sulla domanda, costringendo i propri residenti a emigrare per questioni di salute. Si tratta di fenomeno tragico e talmente perverso da generare a sua volta un ulteriore aumento della spesa per le Regioni.

Purtroppo la libertà prescrittiva sta in parte perdendo centralità nel nostro sistema; la magistratura amministrativa ha spesso censurato le formule sibilline attraverso le quali, soprattutto chi gestisce la sanità regionale, è più o meno incentivato a scegliere determinate tecnologie o cure al posto di altre. E questo significa incidere sulle scelte del medico. È indiscutibile che, all'atto pratico, sia difficile trovare un equilibrio tra universalità e sostenibilità finanziaria, ma questo non significa poter erodere l'universalità del diritto alla salute.

Altra questione da affrontare, probabilmente, è quella del sistema dei brevetti, che rappresentano il primo motore della ricerca e dell'innovazione in campo farmaceutico. Ritengo che il sistema brevettuale, basato sul criterio temporale, rappresenti la migliore soluzione per tutelare sia la condivisione della conoscenza sia le aspettative da parte di chi scopre una cura; tutela necessaria, tra l'altro, non solo per questioni economiche ed egoistiche, ma anche per fini solidaristici: il brevetto funziona da primario se non unico incentivo alla ricerca scientifica per le società a scopo di lucro, grazie alle quali sono stati fatti passi giganteschi per la salute, la cura e il benessere dei cittadini.

da Formiche, ottobre 2019