Alberto Mingardi
Rassegna stampa
7 marzo 2011
Il giurista Kinsella non ama il copyright
Quale è il modo in cui legittimamente un individuo "appropria" qualcosa?

Chi pensa che i sostenitori della proprietà privata e della libera concorrenza siano un fronte compatto dovrebbero leggere questo Contro la proprietà intellettuale  di Stephan Kinsella, meritoriamente tradotto da Roberta Modugno. Kinsella, giurista e senior fellow del Ludwig von Mises institute di Auburn, fa il punto di un dibattito molo acceso. La sua prospettiva è intensamente debitrice a quella di Murray R. Rothbard, per cui di “ proprietà intellettuale” in senso proprio davvero non si può parlare. La proprietà è uno strumento regolatore dei conflitti in situazioni di scarsità: al contrario, i “diritti di proprietà intellettuale sono diritti su oggetti ideali che si distinguono dalla loro manifestazione materiale”. Le idee non si possono consumare.

Citando Arnold Plant, Kinsella nota come brevetti e copyright “ non sono una conseguenza della scarsità. Sono la deliberata creazione della legge”. Essi sono monopoli di carattere legale, che non servono a evitare dispute su risorse esistenti ma a creare “scarsità artificiali”, rendendo impossibile un godimento pieno dei diritti di proprietà “ reali”. Un detentore di diritto d’autore  possiede parzialmente le proprietà altrui, dal momento che può proibire ad altri di compiere certe azioni nell’ambito delle loro proprietà”. Lo scrittore detentore del copyright impedisce ad altri esseri umani di fotocopiare un suo libro, che pure essi hanno comprato, con una macchina fotocopiatrice e fogli di carta in loro possesso. In realtà, tutto il ragionamento di Kinsella ruota attorno a una questione ben più ampia del tema dei brevetti: quale è il modo in cui “ legittimamente” un individuo “appropria” qualcosa?. Dai tempi di Locke, le risposte sono diverse. Autori come Herbert Spencer hanno difeso la proprietà delle idee ravvisandovi, al contrario, il tipo più puro di proprietà, l’esito indiscutibile del lavoro e della creatività dei singoli. Kinsella risponderebbe che un diritto “a termine” come quello sulle opere d’ingegno non può essere a pieno titolo considerato un “diritto”, rifiutando, di fatto, anche la prospettiva di quanti pensano sia possibile una tutela puramente contrattuale del diritto d’autore, senza l’intervento di norme coercitive. Sono argomenti controversi ma molto chiari. Più difficile è calarli in un mondo nel quale la tutela della proprietà intellettuale è cruciale per molti settori imprenditoriali, articolata e persino barocca nelle forme- Kinsella, purtroppo si sottrae all’esercizio.

 Da Il Sole24ore, 6 marzo 2011