Carlo Lottieri
Rassegna stampa
Il divieto di licenziare peggiora la situazione
Stiamo mettendo la polvere sotto il tappeto e rinviando a domani ogni scelta dolorosa
L’ultimo decreto dell'esecutivo Conte, che continua a muoversi nel solco di logiche emergenziali e appare incapace di traghettare verso un restauro del diritto in senso proprio, prolunga il blocco dei licenziamenti, almeno per le aziende che non possono più usufruire della cassa integrazione.

Tutto ciò, però, non ha senso. Con queste scelte politiche, in effetti, si cerca di evitare un male (la perdita del posto per tanti lavoratori), senza però avvedersi che in tal modo si arreca un danno ancora maggiore alla società nel suo insieme.

Se fosse possibile salvare per decreto l'occupazione, perché limitarsi a bloccare gli esuberi al 17 novembre o anche fino al 31 dicembre? Se queste misure fossero sensate, si potrebbe addirittura proibire ogni licenziamento.

In realtà sappiamo che quando un'azienda si alleggerisce di un dipendente è mossa dalla necessità di adeguarsi al mercato, provando a mettere al sicuro i conti. In questo 2020 piagato dalle politiche governative utilizzate per fare fronte al virus, tanti settori produttivi sono stati molto penalizzati ed è quindi normale, ad esempio, che vi siano hotel che provino a ridurre i costi del personale. È ragionevole costringerli a perdere ancora di più e a indebitarsi ulteriormente? Il governo ha pure bloccato la possibilità di fallire, ma certo non potrà farlo in eterno. Alla fine, i nodi verranno al pettine.

Lo stesso aiuto pubblico alle aziende in difficoltà dovrebbe essere considerato con ben altro scetticismo. Alla fine, in molti casi si tratta di tassare imprese che comunque ancora oggi producono utili per finanziarne in dissesto. Invece che salvare 10 posti dove non c'è mercato, sarebbe assai meglio lasciarne nascere 20 dove permane la domanda. Per ripartire, insomma, bisogna comprendere la realtà in cui ci si trova e farei conti con essa.

Taluni avvertono che questa gragnuola di vincoli, finanziamenti e sussidi è foriera di disastri per la tenuta dell'economia, ma egualmente non criticano l'interventismo governativo dato che saremmo in una fase del tutto straordinaria. In tempi normali, insomma, bisognerebbe fare diversamente, ma oggi si rischia una crisi sociale senza precedenti.

In verità, è esattamente l'opposto. Con queste decisioni non si dà tempo all'economia di adattarsi ai tempi nuovi: perché è chiaro che oggi le imprese devono modificare i loro piani e i lavoratori devono capire quali settori più interessati a loro. Quando qualcuno perde il lavoro, subito si guarda attorno e cerca di porre rimedio alla cosa: offrendosi ad altre aziende, provando a mettersi in proprio, magari ingegnandosi a realizzare un disegno che non si era mai realizzato prima. Sono passaggi duri, ma che producono sempre qualche risultato positivo.

Al contrario, stiamo mettendo la polvere sotto il tappeto e rinviando a domani ogni scelta dolorosa. Il risultato è che presto finita l'epoca dei "blocchi" saremo travolti da un'onda anomala di licenziamenti (tutti assieme), sfratti, fallimenti.

Ci accorgeremo che non avendo voluto guardare in faccia la realtà e non avendo ammesso che le ultime politiche hanno letteralmente dissestato l'economia, abbiamo ancor più aggravato una situazione già drammatica.

Da La Provincia, 11 agosto 2020