Andrea Giuricin
Rassegna stampa
15 settembre 2020
I treni a capacità limitata stanno diventando una zavorra economica
Se in tutto il mondo è ritenuto sicuro viaggiare sull’alta velocità, perché non lo è in Italia?
Il settore dell’alta velocità è uno di quelli che ha subito maggiormente la crisi Covid-19, anche più del settore aereo. In particolare durante i mesi di lockdown il traffico è diminuito di più del 99 per cento, mettendo in ginocchio le compagnie ferroviarie. L’Italia, come molti sanno, è stato un esempio a livello mondiale in questo settore, perché è stato il primo paese a liberalizzare.

Ora questo modello è stato copiato dall’Unione europea e a partire dalla fine del 2020 altri paesi andranno nella direzione della concorrenza. La concorrenza è essenziale perché ha permesso di raddoppiare (e anche più) i passeggeri in Italia, dal 2011, anno precedente la liberalizzazione al 2019, anno pre coronavirus. Al tempo stesso i prezzi medi dei biglietti sono crollati di quasi il 40 per cento nello stesso arco di tempo, favorendo in maniera importante i viaggiatori.

Questo modello è però ora in crisi non solo per il Covid19. Qualche intervento positivo è stato fatto, ma ora la scelta del governo italiano di mantenere a inizio agosto il riempimento massimo dei treni alta velocità al 50 per cento sta azzoppando la lenta ripresa. Questa decisione rischia di costare caro al viaggiatore italiano, che non solo potrebbe vedere meno treni in circolazione, ma anche di veder chiudere operatori efficienti come Italo. E’ da precisare che l’Italia è l’unico grande paese che nell’AV mantiene il distanziamento sociale a bordo, cosa che non succede nemmeno in Germania, Francia, Spagna o anche in Cina.

Perché negli altri paesi non è mai esistito o non esiste più il riempimento limitato dei treni? I treni AV hanno misure di sicurezza molto elevate, con sistemi pressurizzati (simili all’aereo), sistemi di condizionamento molto efficienti e biglietti nominali. Invece il governo ha deciso di mantenere il distanziamento sociale, con il riempimento massimo per l’alta velocità al 50 per cento. Questa decisione è in contrasto on l’annuncio che questo distanziamento non vale per i treni regionali o per i treni delle metropolitane il cui riempimento massimo è stato portato all’80 per cento.

Nel settore aereo, spesso in concorrenza all’AV, si ricorda che ormai dal 15 giugno si viaggia con un riempimento massimo del 100 per cento, come prima della pandemia. E’ chiaro che arrivare all’80 per cento di load factor (fattore di carico) massimo anche nel trasporto ferroviario AV aiuterebbe in parte la ripartenza, ma non si capisce perché se in tutto il mondo è ritenuto sicuro viaggiare sul treno AV questo non succeda in Italia. Il modello italiano dell’AV è stato un esempio in tutto il mondo, ma in questo momento la decisione di riempimento massimo al 50 per cento è unicum che rischia di costare grosso proprio all’Italia. Il nostro paese non può permettersi di perdere la concorrenza nel settore alta velocità, che è essenziale per la ripartenza dell’economia stessa.

Avere un’Italia con meno collegamenti ferroviari AV significa avere un’economia che rischia di affondare ancora di più. La scelta incomprensibile di mantenere l’AV con la capacità massima al 50 per cento, mentre per i treni regionali si è ormai all’80 per cento e in giro per il mondo l’AV opera con il 100 per cento, è una zavorra per un’economia che è crollata durante il lockdown e che rischia di vedere di ritornare a livelli pre crisi solo nel 2024.

da Il Foglio, 15 settembre 2020