Fausto Carioti
Rassegna stampa
18 giugno 2020
I grillini insultano le suore e affondano le scuole paritarie
La religiosa Anna Monia Alfieri chiede di non far morire l'istruzione privata e i 5Stelle gridano al «voto di scambio»
Mancavano gli insulti alle suore, nel vasto campionario delle cheerleader di Maduro, di Xi Jinping e degli ayatollah, ma la lacuna è stata appena colmata dalla senatrice grillina Bianca Laura Granato. Vittima del suo livore è suor Anna Monia Alfieri, della congregazione delle Marcelline, accusata dalla parlamentare di mercimonio elettorale, nientemeno. Insegnante di liceo, asfaltata col 6% dei voti quando nel 2017 si è candidata sindaco di Catanzaro, la pentastellata: curriculum che le ha consentito di entrare in parlamento e diventare capogruppo del M5S in commissione Cultura. Tre lauree, ricercatrice universitaria, autrice di numerosi libri e studi, la suora.

L’aggressione è nata perché la religiosa ha chiesto a tutti i politici di difendere il diritto delle famiglie a scegliere l’istruzione che ritengono più adeguata per i figli, e quindi a garantire la sopravvivenza delle scuole paritarie: una spesa, ma di gran lunga inferiore a ciò che dovrebbe pagare lo Stato se questi istituti chiudessero. Rivolgendosi ai Cinque Stelle e al ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, la suora ha scritto su Facebook che se lasciassero morire le scuole paritarie «i cittadini italiani non li voterebbero più». Replica della Granato: «Vergogna! Il voto di scambio non credo sia una pratica che dovrebbero consigliare gli uomini e le donne di Chiesa!».

Istinto punitivo
Cosa c’entri il voto di scambio, davvero non si capisce (figuriamoci, poi, se l’indice accusatore appartiene a chi ha vinto le elezioni promettendo la concessione del reddito di cittadinanza). La suora, che da anni si batte per quella «scuola libera» difesa da Luigi Sturzo e dal filosofo Dario Antiseri ed è un punto di riferimento per politici di destra e di sinistra, non l’ha presa bene. Accanto a lei sono insorte le associazioni che rappresentano gli insegnanti delle paritarie, umiliati pure loro dalla senatrice, parte del mondo cattolico e la rivista online Bussola Quotidiana, da cui è partita la vicenda.

Tutto questo perché i Cinque Stelle si sono accorti che non ci sono i soldi per continuare a dare l’assegnuccio di nullafacenza e rispettare le altre promesse del governo. Fedeli al loro istinto di statalizzare l’economia e la società, hanno deciso di fare cassa lasciando morire le scuole paritarie. Non solo negando il miliardo di euro chiesto da queste ultime per evitare la chiusura immediata di molte di esse, ma togliendo l’elemosina di 120 milioni di euro già promessa.

Così ieri, sul blog del movimento, la Granato e il suo collega Gianluca Vacca, capogruppo in commissione Cultura alla Camera, hanno presentato la proposta che secondo loro dovrebbe risolvere il problema dell’istruzione in Italia: «Basta con i fondi alle paritarie». «In un momento in cui la scuola statale ha bisogno di più risorse per la pandemia», scrivono, «la nostra priorità deve essere quella di puntare tutte le risorse possibili sul sistema statale». Operazione da fare riscrivendo in parlamento il decreto Rilancio, in modo da mettere tutti i soldi sulla scuola pubblica.

Gli istituti paritari, scrive poi la Granato su Facebook, sono posti nei quali «avvengono dei veri e propri mercimoni di titoli di studio». «Chi lavora in queste scuole non lo fa per scelta, ma per accumulare punteggio da utilizzare nelle graduatorie pubbliche, senza rispetto di alcuna precedenza».

L’idea che ci siano docenti, laici e religiosi, che preferiscono la libertà degli istituti privati, o che ritengano l’insegnamento una missione, non sfiora l’infervorata grillina. La quale nemmeno pare capire che la chiusura delle scuole private comporterebbe per le casse pubbliche maggiori costi per 4,8-5 miliardi di euro: servirebbero nuovi edifici, assunzioni di altri docenti e ulteriore personale... (lo dimostra proprio uno studio di suor Anna Monia per l’istituto Bruno Leoni). Ma probabilmente i pentastellati tutto questo lo sanno benissimo, ed è proprio l’obiettivo che vogliono raggiungere. La suora, e gli italiani che la pensano come lei, sono il nemico ideologico da delegittimare.

Lo sfogo
«È la prima volta che mi sento così denigrata, anche se non è la prima volta che la senatrice si rivolge alla sottoscritta con simili frasi», racconta a Libero la religiosa. «Che uno critichi le mie idee, ci sta. Ma la senatrice travisa i miei messaggi e lascia intendere che il mio status non mi consenta di elaborare un pensiero scientifico. Bene, sfido lei e gli altri Cinque Stelle a dimostrare, con la calcolatrice in mano, che i miei conti sono sbagliati».

Non teme gli insulti, questa discepola di santa Marcellina, ma il degrado del confronto politico su un tema così importante. «Sono una donna che crede nelle istituzioni. Un senatore della repubblica italiana non può denigrare i cittadini. Le parole che ha rivolto alla scuola paritaria, ai suoi docenti, ai 900mila allievi e alle 12mila sedi scolastiche e ai loro gestori sono altamente offensive. Io sono in campo da anni per aiutare la famiglia a vedersi garantita la propria responsabilità educativa in modo libero. Voglio che cessi la discriminazione scolastica verso i poveri, voglio che gli allievi disabili non siano due volte discriminati». Motivo per cui oggi, alle 14.30, lei e il popolo delle scuole paritarie saranno in piazza Montecitorio, per rilanciare le loro richieste sotto lo slogan #liberidieducare.

Per capirsi. Tutto è iniziato con una bella intervista di Andrea Zambrano a Luigi Berlinguer, pubblicata sulla Bussola quotidiana. Alla «sinistra che capisce poco», oggi al governo, l’ex ministro dell’Istruzione, una vita nel Pci, ricorda che nella Costituzione «c’è un diritto», da parte dei privati, «di istituire scuole», e che «tutto ciò che è investimento nella scuola e svolge una funzione pubblica, pur essendo privato, va sostenuto». Suor Anna Monia ha ripreso e commentato l’intervista sui social network, la senatrice ha risposto con lo stile che si è visto. La morale della storia è che lei e suoi compagni di movimento sono peggio dei comunisti di una volta.

da Libero, 18 giugno 2020