William Longhi
Questo saggio di William Longhi esamina alcune tesi che sono al cuore della teoria di Axel Leijonhufvud, economista che si colloca tra gli eredi di Keynes e che pure seppe sviluppare un’attenzione assai originale al tema del coordinamento intertemporale tra individui, finendo per avvicinarsi a talune analisi caratteristiche della Scuola austriaca dell'economia. L’obiettivo del lavoro di Longhi, così, è vedere in quale misura sia possibile riconoscere una sintonia tra le tesi dell’economista svedese e la tradizione di pensiero economico che viene fatta risalire a Carl Menger, con particolare riguardo alle dinamiche del ciclo economico.
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Cristian Merlo
La questione del ‘calcolo economico’ è al centro della riflessione economica liberale almeno fin dai tempi di Ludwig vion Mises, che sviluppò la sua critica del socialismo proprio a partire dall’impossibilità del calcolo e, quindi, di un comportamento economico razionale all’interno dei sistemi produttivi che neghino la proprietà privata e, di conseguenza, gli stessi prezzi. La riflessione di Cristian Merlo muove da qui per mostrare come l’espandersi del welfare State e delle logiche correlate finisca per riproporre i medesimi problemi già denunciati da Mises e sia responsabile di un generale degrado della vita civile.
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Massimiliano Neri
I dibattiti contemporanei in tema di commercio internazionale rinviano, anche se talvolta in forma implicita, a diatribe che riguardano la teoria generale e anche la metodologia. Lo scritto di Massimiliano Neri si propone quindi di accostare la questione della determinazione dei tassi di scambi e dei temi ad essa più correlati cercando di esaminare da vicino le tesi principali dei grandi protagonisti della Scuola austriaca: da Mises a Hayek, a Haberler.
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Carlo Zucchi
Il pericolo principale che sta correndo la civiltà contemporanea continua ad essere la mancata comprensione del fatto che i propri fondamenti sono radicati in istituzioni aventi carattere commerciale. Muovendo da qui, il lavoro di Carlo Zucchi indaga le radici commerciali della civiltà e le motivazioni più profonde – non di rado “psicologiche – di quell’atteggiamento culturale che Ludwig von Mises chiamò “mentalità anticapitalistica”, che impedisce di cogliere la funzione positiva che gli imprenditori, il profitto di mercato e la concorrenza ricoprono all’interno di ogni società.
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