Carlo Lottieri
Rassegna stampa
27 ottobre 2020
Democrazia consegnata agli esperti: è un rischio
Ascoltiamo gli esperti ma non rinunciamo a collocare le loro considerazioni entro un quadro più ampio e articolato
Da mesi ci troviamo a fare i conti con decreti che provano a fronteggiare l'emergenza del Covid-19. Si tratta di misure normative che provengono da un dibattito pubblico difficile, dato che l'ordinamento è chiamato a sospendere una serie di libertà sulla base delle indicazioni di un piccolo gruppo di esperti. Da più parti, però, si sottolinea come la costante presenza nella discussione di medici e virologi possa anche creare problemi.

È fuor di dubbio che abbiamo bisogno del parere dei competenti e, quindi, di quanti studiano epidemie di tale natura e sono in prima linea nel contrastarle. È necessario che gli infettivologi si esprimano, formulino le loro opinioni su questo virus e su come probabilmente si svilupperà nelle prossime settimane. Al tempo stesso, però, c'è la necessità di collocare le loro tesi (non sempre convergenti) entro un quadro più ampio, che tenga in considerazione altre competenze: giuridiche, sociali, psicologiche, economiche.

È poi necessario farsi un'idea corretta della scienza, che è ben lungi dall'esprimere verità assolute. La ricerca, se è tale, procede attraverso tesi che sono scientifiche se possono essere "falsificate"; e questo spiega perché non esista mai un solo modo di leggere la realtà, dato che gli studi epidemiologici (come quelli di qualsiasi altra natura) si sviluppano attraverso le controversie e lo scontro di ipotesi spesso incompatibili.

Queste premesse sono indispensabili perché è bene tenere presente che i virologi vanno ascoltati in modo da operare al meglio, e non affinché le loro parole siano usate per distruggere le basi della convivenza. In particolare, è necessario che questo stato di necessità che ci sta privando di tanti diritti sia riconosciuto come tale, e non apra la strada a un'involuzione liberticida.

Se oggi è possibile che siano opportune talune regole che amputano diritti fondamentali, al tempo stesso ne va riconosciuto il carattere temporaneo, e questo perché esiste il rischio più che concreto di assistere a trasformazioni radicali dell'ordinamento che potrebbe svuotare alcune libertà di base.

Bisogna allora che i medici oggi sempre in televisione abbiano piena libertà di espressione e che sia apprezzato il loro contributo alla comprensione dei fatti. Al tempo stesso, però, è necessario che non si consegni a questo gruppo di esperti la facoltà di compiere da soli quelle decisioni che ci riguardano tutti. Sarebbe un errore non riconoscere le loro competenze, ma lo sarebbe egualmente non vedere i limiti di ogni sapere specialistico.

In particolare, studiosi di fama internazionale che si occupano di virus ed epidemie possono essere del tutto digiuni di cultura giuridica, possono ignorare il difficile equilibrio di ogni società e ordine politico, possono non comprendere il nesso che esiste tra lo stato generale dell'economia e la possibilità di assicurare buone cure sanitarie (perché, naturalmente, non si muore soltanto di Covid-19). Se è vero che sono esperti nel loro campo, non è detto che lo siano negli altri. Ascoltiamo allora quanto dicono, ma non rinunciamo a collocare le loro considerazioni entro un quadro più ampio e articolato.

da La Provincia, 27 ottobre 2020