Carlo Lottieri
Rassegna stampa
20 giugno 2020
Delirio Dibba: copia Roosevelt sull'ambiente
Il folle obiettivo è quello di pianificare tutto: dal territorio alla produzione
Non bastavano il Covid-19 e neppure la gestione (sciagurata) dell'emergenza. Ora si profila pure all'orizzonte, secondo quanto Alessandro Di Battista ha dichiarato, un piano di ristrutturazione pubblica del sistema produttivo, basato sulla valorizzazione dell'ambiente: un progetto che, secondo lo stesso Di Battista, sarebbe in larga misura copiato dal New Deal di Franklyn Delano Roosevelt.

La cosa si presterebbe a facili ironie, ma il guaio è che la retorica di Dibba risponde ad attese maggioritarie in larga parte dell'opinione pubblica.

Anche se adesso è sparita di scena (e neppure ci è stato detto cosa pensasse della peculiare opzione svedese in tema di lockdown), prima dell'avvento della pandemia la piccola Greta Thunberg era una sorta di Madre Teresa in versione ecologista: un angelo sceso dal cielo per affermare il bene e sconfiggere il male. Quando il leader dei 5s più vicino alla sinistra radicale evoca l'ambiente sa di trovare consenso. E questo perché in larga parte della nostra società quella è la questione cruciale, dato che si pensa che solo lo Stato possa salvaguardare la natura e che per fare questo sia necessario avversare la libertà del capitalismo e le logiche del profitto.

Oltre a ciò, il sogno del piano risolutivo è al centro dei disegni di quanti ci governano. Incapaci di comprendere la dimensione interattiva e pluralistica propria del mercato (che permette di creare ricchezza e innovazione grazie alla pluralità di iniziative autonome e in concorrenza tra loro), quanti ci governano continuano a pensarsi come i nostri legittimi padroni. L'Italia intera sarebbe una sorta di azienda malgestita, poiché almeno in parte nelle nostre mani, che solo la loro superiore razionalità potrebbe rimettere in sesto. Da qui l'idea di pianificare tutto: dal territorio alla produzione.

Non a caso, continua a reggere il mito del New Deal, nonostante fin dagli Anni 30 vi siano stati studiosi da Henry Hazlitt a John T. Flynn che hanno mostrato quanto sia stata fallimentare quella politica dirigista (che in Italia è stata replicata creando la Cassa del Mezzogiorno). Anche su molti libri si ripete incessantemente la storiella secondo cui l'America sarebbe uscita dalla crisi del '29 soltanto grazie a forti iniezioni di statalismo e spesa pubblica.

Dibba che si presenta come il nuovo Roosevelt, allora, può far sorridere: va bene. Se poi pretende di farci credere che pure FDR fosse un ecologista, a questo punto siamo alle comiche. A ben guardare, però, tutto ciò è tremendamente serio, perché quando parla di una pianificazione economica basata sull'ambientalismo l'esponente pentastellato sa d'incontrare ampio consenso.

Oggi, insomma, sembra uno scherzo di inizio estate. Tra qualche mese potrebbe tradursi in un incubo.

Da Il Giornale, 20 giugno 2020