Massimiliano Panarari
Rassegna stampa
Dal sesterzio a oggi, il denaro come strumento di libertà
Filosofia (e fenomenologia) della moneta

Filosofia (e fenomenologia) della moneta. E un'operazione decisamente interessante quella fatta dai curatori Alberto Mingardi e Angelo Miglietta, insieme con gli altri autori, nel volume “Dal sesterzio al Bitcoin. Vecchie e nuove dimensioni del denaro” (in uscita per Rubbettino, pp. 204, euro 14), che si propone di fare una teoria e storia della moneta dal tomismo medievale alle postmodernissime criptovalute. Perché quell'oggetto comunissimo di cui abbiamo le tasche piene (o, più spesso, vuote), e che si è digitalizzato facendosi moneta elettronica e valuta virtuale (e virtualmente anti-Stato, oltre che anti-Banche centrali, nella versione criptovaluta), si rivela colmo di fascinose implicazioni teoriche per la vita sociale e politica (oltre che strettamente economica).

Scandagliate da questo libro sulla scorta dell'idea di fondo, cara ai due curatori, che il denaro, letteralmente agli antipodi dell'antica concezione dello «sterco del diavolo», costituisca uno strumento di libertà e un vettore della società aperta, poiché riduce i pregiudizi per mezzo delle transazioni e dei contatti commerciali e innalza il tasso di tolleranza e il rispetto reciproco.

Nel testo troviamo un saggio (di Alejandro Chafuen) in cui si avanza la suggestiva ipotesi di una condanna «retrofuturista» del mining dei bitcoin da parte di Tommaso d'Aquino, per il quale non si poteva generare oro attraverso l'alchimia; e uno (di Maria Pia Paganelli) sul meccanismo automatico di aggiustamento prezzi-flussi monetari elaborato dal grande esponente dell'Illuminismo scozzese David Hume.

Mingardi presenta le riflessioni del «discepolo anarchico di Adam Smith» Thomas Hodgskin (oggetto, in passato, di una sua monografia) sul free banking e contro la concezione di una banca centrale, sulla scorta dell'idea che anche nell'attività bancaria il sapere diffuso e decentrato e la divisione sociale del lavoro risultino preferibili al «dirigismo» e al «centralismo».

E, ancora, una polemica con l'Economist di Hans Eicholz riguardo gli effetti dell'iperinflazione nella Germania di Weimar; e un saggio di Pedro Schwartz e Juan Castarieda sulla trasformazione delle banche centrali «da istituzioni politicamente indipendenti a istituzioni dipendenti dal mercato». Con una provocazione finale di Ferdinando Ametrano sui bitcoin alla stregua di «oro digitale» per dei nuovi standard monetari.

Da La Stampa, 14 febbraio 2020