Serena Sileoni
Rassegna stampa
CSM, perché il sorteggio serve all’autonomia
Il sorteggio come metodo di selezione per organi indipendenti non nega i presupposti della democrazia, ma li rafforza
E’ notizia di ieri che alcuni giudici abbiano presentato al ministro Bonafede la proposta di nomina per sorteggio dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, il loro organo di autogoverno. Può il caso rivelarsi una delle vie per rendere responsabile, nella sua sacrosanta indipendenza, la magistratura? Per quanto possa sembrare paradossale, sì.

L'ordine giudiziario italiano, giustamente tenuto al riparo dal potere esecutivo, ha negli anni trasformato la sua autonomia in una sostanziale irresponsabilità verso i cittadini.

Emblema di questa deriva è proprio il fatto che il Csm sia palesemente, se non spudoratamente, attraversato da vere correnti politiche, stigmatizzate persino dall'allora presidente Ciampi in una lettera del 2005 che ne sottolineava le inefficienze dovute ai condizionamenti delle correnti interne. Prevedere che i suoi componenti siano sorteggiati, anziché eletti, vorrebbe dire limitare i rischi di correntismo che tanto possono nuocere alla giustizia e alla reputazione del suo operato.

Dal Tardo Medioevo al Rinascimento, Venezia e Firenze affinarono le tecniche di sorteggio, note già dall'antica Grecia, in maniera anche molto complessa. L'una e l'altra città ispirarono l'organizzazione di governo di varie altre città italiane, da Parma a Bologna, da Siena a Perugia. Il Regno di Aragona e quello di Castiglia conoscevano e adottarono il sistema fiorentino dell'«imborsazione» e lo copiarono anche nel nome.

Ai giorni nostri, quelli di una democrazia elettorale che ci sembra sempre esistita ma che in realtà è storia recente, tracce di sorteggio hanno resistito nelle nomine delle commissioni per alcune procedure concorsuali, nella selezione dei membri aggiunti della corte costituzionale italiana per giudicare i reati presidenziali, nelle corti d'assise, e, fino alla metà del secolo scorso, nella formazione degli uffici parlamentari (gli antenati delle commissioni).

Lungi dall'essere un metodo sostitutivo della democrazia rappresentativa, come vorrebbero Beppe Grillo e Davide Casaleggio, in sistemi giuridici molto più vasti e molto meno elitari di quelli antichi il sorteggio può rivelarsi un elemento per rafforzarla: darebbe una legittimazione diversa ma più funzionale e persino credibile di quella rappresentativa a organi e istituzioni che, per loro natura e funzione, sono e devono restare al di fuori del circuito politico-rappresentativo.

La nomina per sorteggio del Consiglio Superiore della Magistratura sarebbe un caso da manuale.

Esso non ha, e non deve avere, rappresentanza politica, ammesso che esista (ancora). Svolge compiti essenziali di alta amministrazione e di controllo. E per questo deve svolgerli scevra da ogni condizionamento tipico dei meccanismi elettorali. Il sorteggio, come elemento di razionalizzazione, e non di sostituzione, della democrazia elettorale si può applicare agli organi di autogoverno, a partire dal Csm ma anche ai consigli degli ordini professionali o agli organi di governo delle università. O si può applicare a quelle autorità che attualmente sono designate attraverso meccanismi di cooptazione/nomina tra soggetti ritenuti altamente qualificati per quella nomina (come nel caso delle autorità indipendenti).

La selezione randomica potrebbe inserirsi in questi circuiti e sostituirsi ai metodi appena detti, con almeno due accorgimenti generali. Il primo è la delimitazione della platea da cui condurre l'estrazione, che non deve essere più ampia di quella dei soggetti che sarebbe designati per via elettiva o di nomina. Il secondo, è una turnazione che abbia tempi idonei a consentire un adeguato bilanciamento tra efficacia dell'attività dell'organo e garanzia di ricambio dei componenti.

Reintrodurre la dignità del sorteggio non per il Senato, come piacerebbe ai grillini, ma per gli organi di autogoverno, come i consigli superiori delle magistrature, o per ruoli tecnici, come le autorità indipendenti o le più varie commissioni e cariche che affiancano i governi, significherebbe, a ben vedere, rafforzare la nostra democrazia, e non rinnegarne i presupposti.

Da Il Mattino, 22 settembre 2018