Simone Gallotti
Rassegna stampa
20 ottobre 2020
Così funziona il Mes: tutti i segreti del prestito che divide il governo
Carlo Stagnaro spiega i vantaggi del Mes: «Così l'Italia pagherebbe meno interessi»
I mercati, le tasse e la tenuta politica di maggioranza e governo: il Mes è tornato al centro del dibattito. Abbiamo chiesto a Carlo Stagnaro, direttore dell'Osservatorio sull'economia digitale dell'Istituto Bruno Leoni, di fare chiarezza sui fondi del Meccanismo.

Cos'è il Mes?
Il Meccanismo europeo di stabilità è nato nel 2012. La sua funzione fondamentale è concedere, a determinate condizioni, assistenza finanziaria ai Paesi dell'Unione che pur avendo un debito pubblico sostenibile, si trovano in temporanee difficoltà nel ri-finanziarsi sul mercato. Il Mes è guidato da un Consiglio dei governatori composto da 19 ministri delle Finanze con un capitale da oltre 700 miliardi di euro. La grande novità è la linea pandemica del Mes: una linea di credito senza le condizionalità della linea standard, con il vincolo però che le risorse devono essere utilizzate per finanziare le spese sanitarie dirette e indirette di cura e prevenzione per la pandemia.

Ci sono vantaggi per l'Italia?
Il vantaggio è che l'Italia pagherebbe meno interessi. Perché se dovessimo andare da soli sul mercato a reperire i soldi che servono, li pagheremmo molto di più. Si può chiedere sino al 2% del Prodotto interno lordo. Per l'Italia significa 36 miliardi di euro a un tasso più basso di quello che potremmo reperire. E a noi quei soldi servono, stando a quanto ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. La garanzia offerta dal Meccanismo europeo di stabilità è superiore a quella offerta dal singolo Stato. È vero: si tratta di un prestito, ma la differenza rispetto agli altri strumenti si gioca tutta sulla convenienza.

Perché gli altri Paesi non lo attivano?
Per due semplici motivi. Ai grandi come Francia, Germania e Spagna, non conviene: sul mercato possono reperire i soldi a costi inferiori rispetto a quelli offerti dal Meccanismo. Per i piccoli invece si tratta di cifre minori, proporzionali al Pil che è più basso del nostro. Nel caso di Grecia e Portogallo si tratta di circa 4 miliardi di euro: la differenza di ordine di grandezza con l'Italia è evidente. Noi siamo il Paese con la massima convenienza a utilizzarlo.

Potrebbero aumentare le tasse?
Con il Mes vengono coperte spese che comunque dovremmo sostenere. Le alternative sono: o le copre il cittadino con le imposte o lo Stato prende i soldi dal Mes e li restituisce in 10 anni a tasso circa zero. C'è una terza via: il Paese lancia sul mercato nuovi titoli di Stato a un tasso di interesse molto più alto. Se emetti debito devi in ogni caso esigere tasse, ma sono minori se scegli il Mes.

Le differenze con il Recovery Fund?
Sul Mes ci sono meno condizioni, è meno pericoloso anche sul fronte della sovranità. Sono soldi "più liberi". È vero che 80 miliardi del Recovery sono trasferimenti a fondo perduto, ma l'Europa vuole una lista di progetti e ha l'ultima parola su quelli ammessi. Il resto dei soldi invece, circa 100 miliardi, sono comunque a prestito e vanno restituiti. La linea pandemica ha invece una sola condizione legata alla sanità. Il Recovery è poi legato a riforme strutturali sulla competitività del Paese. I soldi del Mes sono in sostanza più liberi.

Lo stigma citato da Conte e i mercati.
I mercati non smettono di credere in un Paese solo per aver richiesto il Mes. Il presidente del Consiglio dovrebbe tranquillizzare: se si sostiene che è meglio non chiedere il Mes per evitare di rendere noto che abbiamo dei problemi, allora si sta implicitamente ammettendo di averli. Il Mes vale 36 miliardi su un debito pubblico da 2.500 miliardi. Dubito che i mercati valutino la solvibilità dell'Italia sulla capacità di restituire i fondi del Mes.

Da Il Secolo XIX, 20 ottobre 2020