Carlo Stagnaro
Rassegna stampa
24 febbraio 2021
Sicuri che Autostrade pubblica saprà fare meglio?
La nazionalizzazione di Aspi non risponde ad alcuna esigenza tecnica, è il frutto di una scelta e di un pregiudizio politico
Oggi la Cassa depositi e prestiti presenterà, in cordata coi fondi Blackstone e Macquarie, un'offerta vincolante per acquisire da Atlantia l'88 per cento di Autostrade per l'Italia. Secondo le indiscrezioni, l'offerta si colloca nella parte alta della forchetta ipotizzata dagli analisti - tra 9,2 e 9,4 miliardi - ma al di sotto delle valutazioni iniziali di 11 miliardi. Sarà inoltre subordinata all'approvazione del nuovo piano economico-finanziario di Aspi, attualmente fermo al Ministero dei Trasporti.

La domanda non è se il prezzo sia giusto: questo lo deciderà il board di Atlantia. La domanda è se, anche alla luce del mutato quadro politico, abbia senso andare avanti. La risposta breve è: no. La nazionalizzazione di Aspi non risponde ad alcuna esigenza tecnica. È il frutto di una scelta e di un pregiudizio politico.

La tragedia del Ponte Morandi e, a seguire, i disservizi e le mancanze del gestore autostradale hanno prodotto quattro conseguenze: il procedimento penale presso il Tribunale di Genova, una serie di modifiche alla disciplina di riferimento (spesso con effetto retroattivo), l'avvio dell'iter amministrativo per la revoca della concessione, e il completo rinnovamento dell'organizzazione interna di Aspi.

Queste conseguenze sono ciascuna indipendente dalle altre, ma prima o poi dovranno confluire in un nuovo assetto del settore autostradale italiano. La questione politicamente rilevante, comunque, non riguarda le responsabilità civili e penali del crollo del viadotto sul Polcevera, su cui si pronuncerà la magistratura. Riguarda l'adeguatezza di Aspi a rispettare gli obblighi del rapporto concessorio. Se l'esecutivo ritiene che vi siano, o vi siano stati, negligenze, ha gli strumenti per intervenire: al limite, là dove vi sia evidenza dell'incapacità del concessionario, arrivando a revocare la concessione.

Questa scelta va compiuta all'interno di un quadro normativo che è profondamente cambiato. Intanto, è stata estesa alle concessioni in essere la metodologia tariffaria adottata dall'Autorità dei Trasporti, assai meno generosa di quella precedentemente in vigore (il tasso di rendimento è stato tagliato dall’11 al 7 per cento). Inoltre, è stato stabilito che in caso di revoca la concessione passerà «transitoriamente» ad Anas. Infine, l'entità dell'indennizzo è stata defalcata da 23 a 8 miliardi di euro.

Su ciascuno di questi passaggi è stato acceso un faro da parte della Commissione Ue. Le motivazioni reali alla base di tali interventi hanno poco a che fare col desiderio di disegnare un assetto più equo del settore. Sembrano semmai finalizzate a indebolire la posizione di Atlantia rispetto a quello che fin dall'inizio era l'obiettivo reale della manovra: il passaggio di Aspi in mani pubbliche. Infatti, come ha scritto Marco Percoco su lavoce.info, «la riduzione del tasso di rendimento produce una riduzione del valore della concessione ... Dall'altro, un eventuale rifiuto dell'offerta potrebbe esporre Aspi alla revoca della concessione ... ma l'indennizzo che riceverebbe sarebbe un terzo rispetto a quello desumibile all'atto della stipula della convenzione».

Ma, se Aspi era giudicata incapace di rispettare i termini della convenzione, tale resterà anche al mutare dell'azionista: siamo di fronte a una manovra che definire pretestuosa è un delicato eufemismo. La partita per il controllo dell'azienda ne paralizza l'operato, a detrimento dell'intero paese in un momento difficilissimo. Il nuovo piano di Aspi, infatti, prevede investimenti per quasi 15 miliardi di euro, di cui circa la metà cantierabili già nel 2021: una boccata di ossigeno che, all'indomani della fine del blocco dei licenziamenti, potrebbe contribuire a creare nuove opportunità occupazionali. La priorità del paese dovrebbe essere sbloccare gli investimenti e lasciare che la giustizia faccia il suo corso. Giocando allo Stato imprenditore, si mette l'ideologia del controllo pubblico davanti agli interessi reali del paese.

Da MF – Milano Finanza, 24 febbraio 2021