Dario Di Vico
Rassegna stampa
7 gennaio 2021
L’altruismo del profitto
Franco Debenedetti: l’impresa genera benefici sociali solo se ripaga gli azionisti
Se ne salvano pochi. Sotto le acuminate frecce di Franco Debenedetti e del suo Fare profitti, in uscita oggi dall’editore Marsilio, cadono uno dopo l’altro assoluti protagonisti del nostro tempo come Joe Biden e papa Francesco, prestigiose organizzazioni internazionali come la Business Roundtable e il forum di Davos, studiosi à la page come Branko Milanovic, un giornale bibbia del mercato come il «Financial Times» e non vengono risparmiati nemmeno mostri sacri del pensiero riformista come Anthony Atkinson e John Rawls.

La loro colpa, il minimo comune denominatore che li porta alla condanna, è quella di fare rilevanti concessioni al populismo e allo statalismo, i due mali che affliggono l’economia contemporanea e che, se preesistevano largamente al virus, ora però si stanno servendo della pandemia per fare il pieno di potere e di consensi.

Il Covid-19, per Debenedetti, ha aperto ai governanti populisti una prateria sconfinata fatta di debito e protezioni. «Per scongiurare il blocco dell’economia gli Stati e le loro banche centrali hanno inondato di liquidità i mercati, abolendo i vincoli all’indebitamento pubblico e incoraggiando ad aumentare quello privato. Il trillion è diventato l’unità di misura».

Il robusto pamphlet di Debenedetti, un j’accuse neoliberista che non concede al lettore nemmeno una pagina di neutralità, è stato concepito nell’anniversario di un famoso scritto di Milton Friedman, a sua volta ospitato nel 1970 dal «New York Magazine». Un testo passato alla storia perché l’economista della scuola di Chicago metteva sotto accusa il verbo della responsabilità d’impresa (conosciuta con l’acronimo Csr) e sosteneva, invece, che la società assegna all’impresa una e una sola missione: produrre ricchezza. Per farlo deve tenere separati gli interessi economici da quelli politici, non può farsi dettare la linea dalle constituency di interessi esterne all’azienda, siano essi i poteri territoriali, i sindacati, le associazioni ambientaliste o le autorità religiose.

Debenedetti la pensa esattamente allo stesso modo, così si sorprende se sul «Financial Times» trova un editoriale che propone di resettare il capitalismo («così diventano il corano del socialismo»), impazzisce se 181 corporation americane aderenti alla Business Roundtable arrivano a sottoscrivere un manifesto che adotta il principio della priorità degli investimenti verdi, si irrita se legge che il padrone di casa di Davos, Klaus Schwab, propaganda i principi dello stakeholder capitalism. L’autore pensa, invece, che per il green abbia fatto di più Elon Musk, con la sua caparbia scelta pro-elettrificazione, che gli accordi dei governi sul protocollo di Parigi. La chiave del libro sta proprio nella contrapposizione tra shareholder e stakeholder, le imprese devono fare solo profitti e quindi remunerare gli azionisti o devono rispondere a interessi esterni, seppur rivestiti dalla migliori intenzioni di questo mondo?

La risposta è secca e respinge quella che potremmo chiamare con ironia una secolarizzazione del profitto: «La Corporate social responsibility in un mercato concorrenziale se è veramente altruistica porta l’azienda al fallimento, se è perseguita per ragioni di profitto è fraudolenta, se non genera utili, ma continua ad essere praticata segnala una situazione di monopolio». In tutti i casi induce i manager a comportarsi da politici e a dimenticare che il loro scopo è fare profitti. Come tenne bene in mente Carlo De Benedetti, alla testa della Olivetti, imponendo alla fine degli anni Ottanta un aut aut alle Edizioni di Comunità che in un solo anno avevano perso 400 milioni («o via le perdite o via l’attività»). E fece bene, annota ex post il fratello Franco, nonostante che Comunità avesse portato in Italia «le opere di Freud e dei sociologi tedeschi».

Sbaglia invece il prossimo inquilino della Casa Bianca, Joe Biden, a perorare la fine dell’era dello shareholder capitalism e a dichiarare che è «un falso e una farsa» sostenere come il dovere primo di un’impresa sia fare profitti per i suoi azionisti. Biden, ammonisce l’autore, così dimentica che cosa abbia fatto grande l’America, la libertà economica basata sul mercato capitalistico, e che in fondo quel capitalismo che critica ha dimostrato nei fatti anche di essere altruista, «ha creato il più grande periodo di prosperità per l’umanità».

Infine l’enciclica Fratelli tutti, pubblicata in coincidenza con i 50 anni dall’articolo di Friedman: Debenedetti la stronca senza mezzi termini, è una sorta di manifesto del populismo e della decrescita felice e in qualche passo il linguaggio di papa Francesco ricorda addirittura i discorsi «con cui Robespierre conquistava i deputati della Convenzione».

dal Corriere della Sera, 7 gennaio 2021