Diodato Pirone
Rassegna stampa
«Ridurre adesso le aperture? Danni a famiglie e imprese»
Intervista a Carlo Stagnaro: vacanze natalizie e attività commerciali
«Il vero vantaggio delle aperture festive sta nella qualità della vita di chi va a comprare. L'apertura festiva dei canali commerciali dà un valore diverso al nostro tempo. Francamente non vedo vantaggi nel tornare indietro né vedo come si possa tornare indietro». Non la manda a dire Carlo Stagnaro, ricercatore del'Istituto Bruno Leoni, tempio del liberisti italiani.

Che lettura dà della mossa dei 5Stelle?
«Una sortita politica, francamente neanche originale».

Cosa vuol dire?
«Pensano di raccogliere un po' di consenso di un pezzo del commercio. Si comportano come i vecchi partiti che aprivano un dialogo con le corporazioni».

Contro l'interesse generale.
«Di certo non nell'interesse dei consumatori ma oserei dire neanche in quello dello sviluppo del settore commerciale».

In queste ore Casaleggio ha corretto il tiro dicendo che oltre alle chiusure festive dei negozi fisici i commercianti devono essere aiutati a sviluppare vendite via e-commerce.
«Mi pare paradossale parlare di e-commerce e poi proporre un ritorno anche parziale a normative di 15 anni fa».

Di Maio ha usato il termine "felicità" per proporre le chiusure festive.
«Di felicità sappiamo poco. Io penso che le famiglie dimostrino di apprezzare la libertà d'acquisto: i centri commerciali sono pieni nei giorni di festa. Ricorderei che i negozi aperti le domeniche aiutano i loro dipendenti a rimpolpare buste paga. E poi, perché la legge deve avere due pesi e due misure per i dipendenti di serie A e quelli di serie B, come gli operai che devono lavorare su tre turni? L'esercente infine, se sceglie di tenere aperto ritiene di averne un vantaggio: anche per resistere alla concorrenza dell'ecommerce»».

Le aperture festive non hanno difetti, dunque?
«Chiaramente sono impegnative per il piccolo commercio ma migliorano la qualità della vita collettiva. Il vecchio modello di commercio andava bene quando lavorava solo l'uomo».

Non rischiamo di strozzare il piccolo commercio?
«No. Rischiamo di fare la figura di quelli che vogliono fermare l'acqua con le mani».

Il tema della crisi del commercio però è reale.
«Non c'è dubbio, perché l'economia intera si evolve sulla spinta della concorrenza. Tenere i piccoli negozi aperti nei centri delle città è un tema importantissimo. Ma tutto questo travalica il tema delle chiusure estive».

L'evoluzione dell'economia spesso provoca chiusure di imprese.
«Questo è un tema ulteriore: l'Italia è indietro con l'avvio di politiche del lavoro attive in grado di aiutare chi perde il lavoro, imprenditori compresi. Era un tema insito nel referendum costituzionale bocciato l'anno scorso che prevedeva il passaggio al ministero del Lavoro delle politiche attive oggi in capo alle Regioni. Un bel problema, nonostante i passi compiuti».

Da Il Messaggero, 14 dicembre 2017